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Non solo Sitnam Singh

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Tempo di lettura: 3 minuti

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Riportiamo di seguito, il testo con il quale, in occasione della morte di Sitnam Singh, Massimo Arvati ha voluto ricordare la vicenda di un altro bracciante agricolo indiano, Vijay Kumar, anche lui abbandonato sul ciglio di una strada dopo un grave malore da caldo nei campi e morto per la mancanza di soccorso. Succedeva a Viadana (MN) nel 2008. In allegato, la sentenza definitiva di condanna dei datori di lavoro responsabili.

Allo stesso modo, questi casi terribili ci devono però aiutare a far luce sugli innumerevoli altri “braccianti agricoli” vittime di infortuni per gran parte sconosciuti e nascosti ma anche sulle grandi sofferenze che comunemente vivono a causa di condizioni di lavoro disumane (e non solo di lavoro).

A questo proposito, vogliamo segnalare consigliare la lettura dell’editoriale di Diario prevenzione del 20 giugno scorso dal titolo: : ”Trattano i lavoratori agricoli immigrati come “vuoti a perdere”. Le grandi associazioni imprenditoriali del settore agricolo non hanno nulla da dire?”

 

Ho un nitido ricordo della forte emozione che ho provato 16 anni fa nel compiere, assieme a colleghi dello SPSAL dell’Asl di Mantova, un sopralluogo per la morte del lavoratore indiano Vijay Kumar presso l’azienda Agricola di Mario Costa a Salina di Viadana 35 km da Mantova, larga pianura ricca anche di produzione agricola di pomodori, meloni, angurie.

Vijay Kumar e altri connazionali lavoravano presso l’azienda agricola Mario Costa privi di permesso di soggiorno e/o di autorizzazione al lavoro, retribuiti in nero, con orari massacranti, senza riposo settimanale e sottopagati, fino al termine della stagione di raccolta dei meloni e comunque fino al mese di settembre, con la minaccia di non corrispondere loro la retribuzione per l’attività già svolta.

Il 27 giugno 2008 Kumar, assieme ai suoi compagni, inizia all’ alba il lavoro di raccolta meloni, angurie, zucche. La giornata era caratterizzata da una temperatura molto alta e forte umidità. Verso le 17,30 Kumar accusa un forte malore, il datore di lavoro viene subito avvertito, lo trasporta fuori dall’azienda e lo abbandona sul ciglio della strada.  I compagni privi di cellulari e mezzi di trasporto non riescono a chiamare i soccorsi e chiedono all’imprenditore di farlo, ricevendo un diniego.

I soccorsi vengono allertati circa 2 ore dopo, anche da un passante che vede il lavoratore agonizzante a terra. Il ritardo nella chiamata dei soccorsi è determinante nel causare il decesso del lavoratore.

 

Il Procuratore della Repubblica di Mantova Antonino Condorelli chiede ed ottiene il rinvio a giudizio dell’Imprenditore Agricolo e della moglie.

I 3

gradi di giudizio si svolgono presso il Tribunale di Mantova, la Corte d’appello di Brescia e la Corte di Cassazione di Milano.

Il datore di lavoro viene condannato definitivamente alla pena di anni 17 di reclusione in concorso con la moglie che viene condannata ad anni 9 e mesi 4 di reclusione. È una condanna molto pesante ed esemplare: molti reati sono stati commessi ad aggravare la situazione, ma alla base nel causare la morte del lavoratore c’è l’infortunio sul lavoro e in questo caso, diversamente da quanto avviene normalmente per gli infortuni mortali, i responsabili scontano la pena in carcere.

 

Durante il sopralluogo ricordo che l’imprenditore parlava di Vijay Kumar con un grande distacco, lontananza, senza dimostrare nessuna compassione, solidarietà, empatia verso il lavoratore deceduto e i suoi compagni sfruttati, come se quelle persone dalla pelle e dai capelli scuri, fossero altro rispetto a noi. L’ imprenditore ritrovava invece passione e calore nel parlare delle sue ‘tomate’ (pomodori in dialetto, per derivazione germanica) che dovevano essere raccolte in tempo utile dai lavoratori indiani per poter essere ritirate dall’industria conserviera.

 

Sono passati solo 16 anni dalla morte di Kumar, e dalla esemplare sentenza di condanna, molte cose sono cambiate.

Purtroppo, poco o nulla è cambiato in termini di prevenzione e la morte di Satnam Singh, lavoratore agricolo di origine indiana, causata da abbandono in esiti di ferita da infortunio sul lavoro, ne è la più vera testimonianza. Anche in questo caso il datore di lavoro, intervistato dal Tg1 Rai parla con tono distaccato del lavoratore come se in fondo se la sia cercata. Anche in questo caso il lavoratore è stato abbandonato a sé stesso e il ritardo dei soccorsi determinante per il decesso.

Ci sono imprenditori che considerano i lavoratori come strumenti di produzione al pari di macchine e attrezzature e non di persone.

Molte analogie tra le morti di Vijay Kumar e Satnam Singh, quest’ultima con una più forte rilevanza mediatica: che possa essere un aiuto nel processo che anteponga la sicurezza, la dignità al profitto.

 

Sentenza_caso_Vijay_Kumar.pdf

 

Massimo Arvati

ex Direttore del Dipartimento

di Prevenzione Asl di Mantova

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