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Pensano che le informazioni sullo stato di salute delle persone e delle comunità, sulle malattie e gli infortuni, sulle cause di entrambi...costituiscano una premessa indispensabile per fare prevenzione;
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Addio ad Enzo Merler

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Tempo di lettura: 8 minuti

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SNOP intera esprime il proprio cordoglio per la morte di Enzo Merler, medico del lavoro ed epidemiologo, volendo ricordare, oltre alla significatività dei suoi contributi scientifici, il suo continuo impegno per i diritti e la salute dei lavoratori.  SNOP molte volte ha potuto averlo a fianco a collaborare alle riflessioni riguardanti i temi della salute sul lavoro ed in particolare quelli connessi con i tumori di origine occupazionale, cui ha dedicato gran parte della sua vita professionale, dentro e fuori le istituzioni, a livello operativo, scientifico e di volontariato militante.

In attesa di poter contribuire a dare realtà all’auspicio di Alberto Baldasseroni (“Spero che lo si possa ricordare degnamente nel prossimo futuro”) abbiamo voluto raccogliere qui di seguito alcune delle numerose testimonianze da amici, colleghi ed estimatori, che si sono susseguite in questi giorni, spesso redirette, come si usa con i mezzi elettronici di comunicazione, a diverse comunità di amici, colleghi, estimatori. Abbiamo inserito alcuni ricordi che ci sono giunti anche attraverso queste vie e che abbiamo ritenuto di poter condividere.

 

Ci ha lasciato Enzo Merler. Medico del lavoro, epidemiologo, strenuo difensore dei diritti dei lavoratori ad ambienti sicuri e salubri. Ho condiviso con lui esperienze importanti per la mia vita professionale e anche extra professionale. Amico della SNOP, contribuì più volte alla nostra rivista con interventi sempre approfonditi e utili. Spero che lo si possa ricordare degnamente nel prossimo futuro.

Alberto Baldasseroni

 

Enzo Merler si è guadagnato con impegno, metodo e sacrifici il titolo di primario ricercatore epidemiologo, dedicando tutta la sua vita alla salute dei lavoratori ed alla sanità pubblica.

È stato con costanza uno spirito irrequieto e generoso (con chi decideva che lo meritasse) ed ha lavorato proficuamente sempre con puntigliosità e con un suo caratteristico rigore.

Altri ed in particolare i suoi beneficiati avranno modo di illustrare i meriti acquisiti da Enzo in termini scientifici ed umanitari nel campo degli effetti correlati con l’esposizione ad amianto; vicende che egli stesso si è preoccupato di tramandare in un chiaro e comprensivo scritto autobiografico (Dal Lago di Garda alla miniera australiana di Wittenoom, al Veneto: storie di ammalati a causa dell’amianto, in: Articolo Nove. Esperienze di medicina del lavoro a Nordest a cura di Alfiero Boschiero e Gilda Zazzara, Venetica, 2019, XXXIII, 56-1, 89-102.).

Dopo la laurea del 1976 Enzo si è dedicato alla medicina del lavoro seguendo due indirizzi, quello della divulgazione, della politica della salute e della contaminazione con i diretti interessati e quello della epidemiologia; indirizzi entrambi difficili da conciliare con una “normale” carriera accademica almeno secondo la decisione di chi in quel momento (ed era un momento tra i più favorevoli) deteneva il potere e poteva decidere su chi garantito non era. È in questo periodo che, svolgendo il servizio militare, compie una indagine memorabile sulle condizioni di lavoro con gli operatori militari e civili dell’Aeroporto di Villafranca che non può firmare e che invece viene pubblicata con il nome di Renato Rozzi e di chi scrive (Il lavoro militare. Prima inchiesta sulle condizioni di lavoro dell’Aeroporto di Villafranca, Forze Armate e Società Cooperativa Editrice, Verona 1978). Negli stessi anni pubblica (in collaborazione con F. Carnevale e S. Bagnara) una ricerca tanto curiosa quanto evocativa sulla salute dei sindacalisti (Il lavoro sindacale è patogeno? Primi rilievi epidemiologici sulla salute dei sindacalisti. Alcune possibili linee di ricerca sulla domanda sanitaria e lo stato di salute degli operatori sindacali, «Sapere», 1980, n. 827, pp. 33-38.).

I primi anni ’80 sono quelli decisivi per la realizzazione della sua vocazione epidemiologica grazie ad una borsa di studio della Regione Veneto; è costretto ad abbandonare l’Istituto di Medicina del Lavoro di Verona perché contrastato dal suo direttore e trova rifugio nell’Istituto di Anatomia Patologia della stessa università. In parte parallelamente ad un impegnativo lavoro presso un Servizio di Medicina del lavoro del mantovano compie indagini che gli consentono di presentare contributi importanti in convegni internazionali (in collaborazione con altri) sui tumori del naso tra i lavoratori del legno e del cuoio, sulle placche pleuriche in esposti ad amosite e sulla sorveglianza sanitaria in lavoratori esposti a basse dosi di benzene.

Con questi presupposti e con la pubblicazione in italiano del Supplemento 1 delle Monografie della Agenzia Internazionale per la ricerca sul Cancro (IARC) sulla valutazione del rischio cancerogeno per l’uomo da sostanze chimiche ottiene la possibilità di svolgere un lungo periodo di perfezionamento e di ricerca allo IARC di Lione e quindi avere una posizione stabile come ricercatore presso il Centro per lo Studio e la Prevenzione Oncologica di Firenze per passare poi al Registro dei Mesoteliomi di Padova.

Ho avuto il privilegio di collaborare per molti anni con Enzo apprezzando la sua dedizione e la sua assiduità al lavoro e, lo ammetto, ricevendone insegnamenti e vantaggi; sono grato della sua amicizia e dell’affetto dimostrato a me ed ai miei familiari, sicuramente ricambiati, anche se condite da inevitabili momenti di contrasto dettati, come è naturale, da diversità di carattere e dalle differenti esperienze personali.

Franco Carnevale

 

Mi spiace moltissimo.

Lalla Bodini

 

Non posso non ri-andare ai miei anni di studente interno a medicina del lavoro a Verona quando si era tutti inorgogliti se ci chiedeva di dargli una mano a scartabellare schede di morte per le sue ricerche. Questo era lui per noi, più giovani: il “ricercatore”, che era impegnato in ambiti che a noi sembravano inarrivabili. Trovò ben presto, se non ricordo male (vivevo di riflesso l’amicizia e la collaborazione che aveva con Franco Carnevale, mio “tutor”), più facile casa nell’Anatomia patologica del prof. Fiore Donati a Verona e da lì proseguì nel suo lungo e ostinato percorso scientifico e operativo, che ho potuto seguire solo da lontano.

Ciao, Enzo!

Graziano Maranelli

 

Voglio ricordare Enzo con grande affetto, stima e simpatia.

Un giorno nel 1980, sparuto medico frequentatore specializzanda in medicina del lavoro (tutti colleghi maschi un po’ ironici, cosa ci facevo lì senza identità politica chiara e un po’ magari femminista?) in reparto fui fermata da Enzo che mi chiede: vieni a lavorare con me ad Asola MN? È un po’ lontano ma ci sono persone simpatiche (consultorio e SMAL insieme e Uff. Sanitario). Mi pareva impossibile, lui già conosciuto medico del lavoro, leader del movimento studentesco a Verona, insomma non solo fui orgogliosa, di più!

Abbiamo lavorato insieme per quattro anni passati, tra assemblee con i consigli di fabbrica della Marcegaglia, della IAG a Gazoldo degli Ippoliti, del tessile nel mantovano ….. Visite mediche, indagini, ricerca e studio sui coloranti delle numerose tintorie del posto che utilizzavano cancerogeni. Insieme abbiamo scritto la mia tesi di specializzazione sull’esposizione a benzene in un’industria chimica di distillazione di gas di cokeria, che è stata pubblicata in più riviste. Carnevale e lui sono stati i miei maestri, per me erano punti di riferimento, scuola di lavoro e di vita.

A lui devo molto, eravamo amici oltre che colleghi anche se lui era sempre molto restio a manifestare gioia e dolore, come quando la moglie molto giovane lo ha lasciato per un brutto male.

Lo voglio ricordare battagliero in assemblea alla Marcegaglia quando voleva convincere Steno, il datore di lavoro, che i fumi di saldatura andavano eliminati e che doveva mettere gli impianti di aspirazione. È stata dura ma alla fine ce l’abbiamo fatta. Così era lui sempre convinto nelle sue lotte per la salute, in difesa dei deboli e dei loro diritti.

Manuela Peruzzi

 

Che dolorosa notizia!

Ho avuto modo di conoscere e apprezzare Enzo a Bruxelles dove l’avevamo invitato più volte al BTS-CES per delle conferenze internazionali per la messa al bando dell’amianto. Appassionato, generoso e irruente, acuto e spietato verso chi opponeva barriere o interessi di parte alla difesa della salute, fossero pure ricercatori di gran fama.

Ricordo anche la sua rabbia, che mi aveva trovato concorde, per il divieto ricevuto di pubblicare i casi con i nomi delle ditte dove i lavoratori deceduti avevano operato. Un registro uscito e poi ritirato, con minacce, dalla Regione Veneto su forti spinte aziendali. Era rimasto molto deluso per la scarsa solidarietà ricevuta, nell’occasione, nei Servizi.

Avevo perso le sue tracce, quindi non so come si sia evoluta la sua carriera e quella dei suoi amati figli. Mi auguro che la sua brillante intelligenza e il rigore della sua ispirazione abbiano avuto i dovuti riconoscimenti e gli abbiano dato le giuste soddisfazioni.

Un abbraccio ai figli.

Giulio Andrea Tozzi

 

Non lo vedevo né sentivo da alcuni anni, non so come abbia passato gli ultimi ma certo era una gran persona.  Un altro pezzetto di storia di decenni di impegno che se ne va. Tristezza.

Claudio Calabresi

 

Uno di noi! Grande persona e ricercatore di riferimento scientifico per noi dei Servizi, soprattutto per cancerogeni, amianto ecc. sempre disponibile a darci informazioni e consigli e collaborazione.

Molta tristezza!

Ettore Brunelli

 

Anche se non l’ho mai conosciuto personalmente, Merler rappresenta una pietra miliare nell’ambito dell’epidemiologia occupazionale, in particolare per i mesoteliomi da amianto.

Paolo Ravalli

 

Merler, da tempo sofferente per problemi cardiaci, è morto in questi giorni per infarto. Aveva 72 anni. Medico del lavoro, epidemiologo, è stato, fino alla pensione, il responsabile del Registro Veneto dei Mesoteliomi affidato all’Asl di Padova e, dal 2008, fu tra i costituenti della Fondazione Vittime Amianto Bepi Ferro di Padova, di cui è stato presidente (attualmente nell’organigramma era presidente del Comitato scientifico). Ha dedicato gran parte della vita professionale e personale allo studio dei tumori causati dall’esposizione a sostanze cancerogene impiegate in attività produttive.

Era in stretto contatto con i casalesi di Afeva (Associazione famigliari e vittime amianto) ed ebbe una forte interazione culturale con il Gruppo epidemiologico dell’università di Torino (guidato dal professor Benedetto Terracini e di cui hanno fatto parte, tra gli altri, Corrado Magnani e Dario Mirabelli) che ha dato il via e ha svolto i primi e i più autorevoli studi epidemiologici nel Casalese. Il maxiprocesso Eternit prese avvio da una sua segnalazione alla procura di Torino.

Le mie condoglianze alla famiglia.

Gino Rubini

 

Il preciso contributo che il dottor Merler fornì all’avvio dell’inchiesta approdata nel Maxiprocesso Eternit Uno viene ricordato, in modo puntuale, da Bruno Pesce, sindacalista, attivista di primo piano nell’Afeva.

Ricorda: «Avevo conosciuto Merler in occasione di convegni e assemblee sull’amianto. Un giorno, mi chiamò per dirmi che stava svolgendo uno studio sui casi di mesotelioma tra gli operai italiani che avevano lavorato nella Eternit svizzera di Niederurnen». Era, quello, il principale stabilimento che faceva capo storicamente alla famiglia Schmidheiny. «Mi informò – prosegue Pesce – che, tra quei lavoratori italiani su cui aveva concentrato l’attenzione, la maggior parte era immigrata della terra di Leuca (Puglia), ma uno era piemontese e risultava ancora residente a Torino».

Merler, scrupolosamente, aveva inviato la segnalazione alla procura della Repubblica di Torino. Il team dei pm, guidato da Raffaele Guariniello, affiancato da Sara Panelli e Gianfranco Colace, aprì un’inchiesta partendo appunto dal caso di quel lavoratore che, avendo la residenza torinese, consentiva di avvalersi della competenza territoriale.
«A quel punto -, rievoca Pesce – organizzammo a Casale una assemblea generale e raccogliemmo un elenco di centinaia di vittime del mesotelioma del nostro territorio e di Cavagnolo. Ne scaturì un maxiesposto consegnato ai magistrati torinesi alla fine del 2004 che lo inserirono nel fascicolo già aperto sul caso precedentemente segnalato da Merler». Successivamente, si aggiunsero anche le segnalazioni di Bagnoli e di Rubiera dell’Emilia. Le complesse indagini, che impegnarono il gruppo di pm piemontesi e diversi consulenti, approdarono al maxiprocesso che iniziò il 10 dicembre 2009.

Il professor Terracini ricorda anche uno studio molto qualificato di cui si era occupato Enzo Merler riguardante gli italiani emigrati in Australia che avevano contratto il mesotelioma lavorando nella miniera di Wittenoom.

In un’intervista di alcuni anni fa, Merler disse che la sua attenzione per l’amianto era derivata «dall’aver avuto modo di conoscere gli effetti gravissimi di situazioni lavorative in cui era stato usato senza alcuna attenzione e dal fatto che ha costituito il cancerogeno che ha maggiormente causato tumori nei lavoratori esposti». Lo ricorda anche Nicola Pondrano, sindacalista casalese e anche lui attivista di Afeva: «Ho incontrato molte volte Enzo Merler in questi anni. E, proprio in questi giorni, con il gruppo del sindacato veneto stavamo lavorando a predisporre una serie di interrogazioni parlamentari sulla questione Fondi alla Fincantieri».

Silvana Mossano

 

Mi spiace tanto. L’ho conosciuto come collega perito della Procura nel processo di Gorizia sui morti da amianto alla Fincanteri di Monfalcome. A scavarci un po’ a fondo, prescindendo dal suo valore come uomo di scienza, ritrovavi una persona sorprendentemente diversa dal primo impatto, mi verrebbe da dire dolce.

Umberto Laureni

 

Il comunicato della Fondazione Bepi Ferro:

Nella notte del 9/03/2024 è mancato improvvisamente il dottor Enzo Merler, Presidente del Comitato Scientifico della Fondazione vittime dell’amianto “Bepi Ferro”, ma certo ben più noto per la sua encomiabile carriera professionale che lo ha visto, da ultimo, responsabile del Registro Mesoteliomi del Veneto.

Molti lo rammenteranno per essere stato prescelto, in ragione del suo rigore, per la sua riconosciuta competenza scientifica e per il suo curriculum di rilievo internazionale, come consulente medico di varie Autorità Giudiziarie in molti maxi-processi per le morti da amianto, o per il suo ruolo di consulente di parte delle vittime e, da ultimo, quale consulente scelto dalla Regione Veneto nella vicenda dell’inquinamento da PFAS delle falde acquifere.

La nostra Fondazione lo ricorda come un esempio di integrità e passione civile e per la sua opera disinteressata che lo portava ad assumere le posizioni anche più scomode e meno gratificanti, sempre a fianco dei lavoratori e delle persone invisibili e più svantaggiate.

Una perdita davvero incolmabile.

Si unisce al cordoglio anche la Cgil di Padova, con la quale Enzo Merler ha collaborato per molti anni.

Siamo vicini ai suoi cari ed a tutte le persone che lo piangono.

Fondazione Bepi Ferro

Cgil Padova

 

 

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Una risposta

  1. Enzo è stato un grande riferimento per chi si è occupato (… e ancora si occupa) di tumori professionali, con un’autorevolezza indiscutibile e competente. Abbiamo collaborato in SNOP e a Torino in molte minchieste negli anni ’90 e 2000 e la notizia che non ci sia più mi lascia un po’ più solo.
    Grande persona Enzo Merler.

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