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Guerra o salute: note su un libro di Pirous Fateh Moghadam

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Tempo di lettura: 3 minuti

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“GUERRA O SALUTE. DALLE EVIDENZE SCIENTIFICHE ALLA PROMOZIONE DELLA PACE

Pirous Fateh-Moghadam

Pensiero Scientifico Editore, Roma, 2023.

 

Pirous Fateh-Moghadam, epidemiologo presso il Dipartimento di Prevenzione dell’ASL provinciale di Trento è, tra le altre cose, coordinatore in AIE del gruppo di lavoro per la promozione della pace. Il libro “Guerra o salute” che ha scritto (ad invasione dell’Ukraina avvenuta ma prima della guerra di Gaza) è importante, perché fissa con chiarezza i punti centrali di quella posizione che sui temi della pace e della guerra è emersa nel mondo sanitario (o meglio in parte di esso) dapprima a livello internazionale e a cui offre un utile aggancio nazionale. Uno dei principali meriti del testo è quello di contribuire a dimostrare come questi temi debbano essere, particolarmente oggi, parte irrinunciabile nei ragionamenti intorno alla salute e di chi si occupa di salute. La Dichiarazione “Il diritto universale alla salute richiede la pace e rifiuta la guerra”, firmata da numerose società scientifiche tra cui SNOP e pubblicata nel novembre 2023 è stata la recente testimonianza di questo dibattito, di cui lo stesso Fateh-Moghadam è stato fra i più attivi promotori.

Già nel titolo, “Guerra o salute”, Fateh-Moghadam sottolinea l’antitesi tra i due termini, lasciando sottintesa quella pace che della salute è una precondizione, come fissato nelle dichiarazioni presenti nella Carta di Ottawa (1986). Oggi, ben più consapevolmente e più preoccupati di allora, parleremmo di salute dell’intero pianeta (v. il ruolo della pace nell’obiettivo n.16 per lo sviluppo sostenibile di Agenda 2030), delle cui condizioni in relazione agli effetti delle guerre il libro tratta con attenzione, mostrandone bene i collegamenti e gli intrecci con la crisi climatica, l’inquinamento, le pandemie, la salute degli animali e della vegetazione.

Sarebbe difficile, oltre che riduttivo, sintetizzare qui il contenuto del libro, anche per la ricchezza e la varietà delle argomentazioni adottate, a cui non mancano – oltre a quelli scientifici – originali riferimenti filosofici e storici. Per questi motivi, non è nemmeno un testo semplice, benché, accanto ad una parte più consona ad esperti del settore sanitario ed a loro chiaramente rivolta, mantenga un piano di lettura anche a carattere divulgativo. Non è, peraltro, un trattato sistematico ma piuttosto un insieme agile ed ordinato di argomenti, sostenuti – oltre che da una percepibile e dichiarata passione civile – anche da una significativa bibliografia scientifica, che cerca di analizzare i conflitti da un punto di vista sanitario, mostrando il tema della guerra nelle sue innumerevoli ripercussioni sulla salute ma anche nelle implicazioni che queste hanno per gli operatori sanitari e per la promozione della salute.

Un breve sguardo all’indice del testo già ci fornisce idea di quali siano i temi toccati e analizzati: la guerra ieri e oggi, la posizione da prendere di fronte alla guerra (dove viene smontata la questione della “guerra giusta”), effetti sulla salute diretti, indiretti a lungo termine, impatto della guerra e del militarismo sulle disuguaglianze sociali, la questione dei profughi, il rischio di una guerra nucleare, la prevenzione della guerra e la promozione della pace, per finire con il ruolo e le responsabilità delle persone impegnate nelle professioni sanitarie e della sanità pubblica. Dentro vi sono esaminati in dettaglio gli elementi in grado di dimostrare come la sanità pubblica – per promuovere e sostenere la salute – non possa non prendere una netta posizione di contrasto alla guerra.

Stiamo vivendo, tra le tante, una trasformazione epocale che riguarda anche la nostra attenzione nei confronti della guerra. Via via che se ne vanno i vecchi che la guerra l’hanno vissuta veramente e che si attenua la memoria di chi ne ha sentito i racconti vividi, noi generazioni successive viviamo un’altra idea della guerra, che risente per lo più della rappresentazione mediatica che viene data dei molti conflitti che ci hanno accompagnato, in maniera sempre più vicina, dal “secondo dopoguerra” (sic!) ad oggi. Un’idea quasi distaccata, che pare oltretutto attenuarsi ad ogni nuovo conflitto, come se il precedente avesse spostato un po’ più in alto la nostra soglia di percezione e i precedenti orrori avessero riposizionato la nostra tolleranza ad essi. Sì, viene da pensare alla storiella della rana bollita, che il libro oltretutto ci aggiorna con un analogo apologo dello scrittore David Foster Wallace: «Un pesce anziano incontra due giovani pesci e chiede loro “Salve, ragazzi! Com’è l’acqua oggi?” Loro si guardano allibiti e si chiedono: “Cosa cavolo è l’acqua?”». Via via che le guerre si diffondono e si avvicinano, i nostri sensori paiono anestetizzarsi, fino a farci scambiare per pace questa condizione fatta di plurimi conflitti bellici (attualmente 50? 60?), cui spesso anche il nostro Paese sotto varie forme partecipa.

L’Autore non esita a sottolineare, richiamando l’allarme sul “potere economico-tecnocratico-militare” lanciato da Papa Francesco, come le guerre traggano continuo alimento dal militarismo, dai diversi imperialismi e, in fondo, dal corrente modello di sviluppo globale cosicché una promozione della pace non può che essere in contrasto con queste politiche. Non nasconde, quindi, che la prevenzione della guerra implica anche scelte politiche ma, ci ricorda anche, che “questo è sempre il caso della sanità pubblica”: del resto, non facciamo scelte politiche e normative quando ci occupiamo di salute sul lavoro, di tutela dell’alimentazione e della nutrizione, di lotta al fumo di sigaretta, di disuguaglianze di salute, di diritti, ecc.?

Graziano Maranelli

 

8 febbraio 2024

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Una risposta

  1. Bravo Graziano (Pic). Concordo con le tue argomentazioni. A Pirous ho fatto i miei complimenti per il suo lavoro a Firenze qualche giorni addietro.
    Cari Saluti

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