Riflessioni a partire dalla comunicazione delle attività di prevenzione svolte dalla s.c. PSAL dell’ATS Liguria Area 3
Per una rete pensante
di Giulio Andrea Tozzi
“Tutto lascia pensare che questo modello sia, nel complesso, fallimentare. Non tanto perché privo di intenzioni condivisibili, quanto perché fondato su un presupposto discutibile: che l’esposizione al trauma produca automaticamente consapevolezza e responsabilità. La condizione di vittima è quella del soggetto più passivo che si possa immaginare. Se vuoi responsabilizzare i cittadini futuri, non dici: identificatevi con la vittima, cioè con chi non può fare niente. Devi invitarli a interrogarsi anche sugli altri ruoli: spettatori, complici, beneficiari, istituzioni, e sulle dinamiche che li legano. Da qui una possibile tensione (…)” [1].
Questo richiamo, pur riferendosi ad alcune polemiche sorte a Milano in occasione del 25 Aprile, mi pare possa anche invitare a riflettere su come dai media e, quindi, indirettamente, spesso anche dai soggetti che tramite questi si esprimono, viene costruita la narrazione sugli infortuni nel lavoro e in generale sulle vittime di disastri.
La cronaca è infatti spesso orientata a suscitare un’immediata commozione, soprattutto dopo gli eventi mortali, con l’evocazione delle vittime e un’empatica partecipazione al dolore degli eventuali affetti. Un’intenzione, anche condivisibile, che, tuttavia, diventando routinaria, può limitarsi a privilegiare un, comprensibile, sentimento di “risarcimento”, quasi a compensare la perdita irrimediabilmente subita, con il rischio di appannare la necessaria riflessione sui fattori e le responsabilità che hanno determinato la tragedia e sulle possibilità concrete di intervenire su soggetti attivi e dinamiche causali per ridurne in futuro frequenza e gravità.
Questi veloci spunti, che meriterebbero la ripresa di una discussione con gli operatori della comunicazione, mi sono venuti in mente ascoltando, per contrasto con quanto enfaticamente si legge o si ascolta spesso sui media, le pacate considerazioni sull’andamento dei rischi sul lavoro a Genova, nell’intervista del 28/04/26 di Primo Canale all’ing. Gabriele Mercurio, direttore della s.c. PSAL dell’ATS Liguria Area 3[2], che descrivono le azioni messe in atto da questi uffici del Servizio Sanitario Nazionale, a fronte dell’osservazione che la complessiva tendenza degli Indici infortunistici al miglioramento pare essersi fermata da alcuni anni.
Sono state affrontate le diverse articolazioni della vigilanza, di iniziativa o su richiesta, le indagini su infortuni gravi e mortali e sulle malattie professionali previste dal Protocollo di Intesa Procura/INAIL/ASL[3] e, soprattutto, la promozione di assistenza, formazione e collegamento attivo tra i diversi soggetti istituzionali e sociali.
Da molti anni ormai, a Genova si sono infatti costruiti e mantenuti rapporti aperti con le parti sociali, con la Scuola Edile, con i professionisti, medici competenti, ingegneri, Architetti, Geometri, Periti e con le numerose Istituzioni coinvolte: Regione, Comune, ARPAL, i Ministeri del Lavoro, quindi INL, INAIL e INPS, della Salute, dei Trasporti, ossia Capitaneria e Autorità di Sistema Portuale, del Ministero delle Finanze, quindi Agenzia delle Dogane e Monopoli, dei Ministeri degli Interni e della Difesa, ossia Vigili del Fuoco, Polizia, Carabinieri e Prefettura, fino al Ministero della Giustizia, con le diverse articolazioni della Magistratura.
Una collaborazione che in Liguria è forse particolarmente incoraggiata anche dalla peculiare conformazione dei territori, costretti tra mare e montagne, quindi interessati da un’ampia varietà di situazioni di rischio, da navigazione, riparazioni, costruzioni navali, operazioni portuali e trasporti, a manifattura, grandi cantieri edili per costruzioni, ponti, gallerie, ferrovie e autostrade. Tutte situazioni in cui spesso si intrecciano le azioni di molteplici soggetti istituzionali, sociali e professionali.
Nella consapevolezza, inoltre, che la necessaria interdisciplinarità e la più volte denunciata limitatezza delle risorse investite dal SSN, unite alla frammentazione produttiva (nel 2022, solo il 25% delle imprese occupava più di 15 dipendenti), impongono azioni integrate dei diversi attori che hanno un ruolo nella prevenzione dei rischi del lavoro.
Il sito web della Struttura Complessa PSAL dell’ASL3, ora ATS Liguria Area 3[4] permette un esame di dettaglio di alcune di queste attività, in cui la collaborazione interistituzionale, con le parti sociali e i professionisti del settore è stata particolarmente positiva.
La rilevante presenza sul territorio ligure di lavori che si svolgono all’aperto (porto, edilizia, floricoltura) ha determinato, ad esempio, un’attenzione specifica alla regolamentazione condivisa del lavoro in previsione delle sempre più frequenti allerte meteo e condizioni di intenso calore, con Protocolli, Ordinanze, Deliberazioni Regionali ed Intese in Prefettura[5].
Il maggiore rilievo, come era da attendersi, è tuttavia dato all’attività nel settore Edile[6], articolata in attività di Vigilanza (Report 2025) e Piani Regionali della Prevenzione 2021-2025 (Report PMP 2025), ossia attività di controllo documentale e sul campo, anche accompagnate dalla elaborazione condivisa di schede di controllo e buone pratiche da seguire nei cantieri.
Un primo Vademecum Tecnico sui “Lavori in quota” (2022) è stato completato con la pubblicazione e diffusione di due ulteriori volumetti sull’Organizzazione del cantiere (2025), “1.Ruoli e responsabilità” e “2.Allestimento e interferenze con l’ambiente esterno”, frutto del lavoro di un gruppo ristretto del Tavolo Sicurezza in Edilizia della Città Metropolitana di Genova, costituito dalla Prefettura in collaborazione con Regione Liguria, coordinato dalla S.C. PSAL genovese con la partecipazione dei sopraelencati diversi soggetti attivi nei cantieri. Non si tratta, come talvolta accade, di uno stucchevole elenco di una serie di fredde norme e indicazioni teoriche, bensì di una scrittura descrittiva e piana che si snoda attraverso richiami alla concreta esperienza di cantiere, arricchita da Norme tecniche, Sentenze, Circolari, Interpelli.
Nel Vademecum sui lavori in quota si analizzano in dettaglio alcuni aspetti cruciali, spesso sottovalutati dalle imprese, nell’uso dei ponteggi, come il ruolo del caposquadra e la composizione della squadra di montaggio, le modalità da seguire per realizzare e provare gli ancoraggi che vincolano i ponteggi agli edifici serviti, il parapetto dell’ultimo impalcato con funzione anti-caduta dalla copertura, gli ascensori e le piattaforme vincolate ai ponteggi, le disposizioni vincolanti e quelle non vincolanti per installare il castello di tiro. Completano il volume, capitoli specifici su alcune delle attrezzature usate più di frequente e spesso prive della documentazione prevista a corredo: trabattelli, parapetti prefabbricati, reti anti-caduta, dispositivi di protezione individuale anti-caduta, ascensori e piattaforme di lavoro e PLE.
Nel primo volumetto sull’Organizzazione del cantiere, a riprova dell’utilità di integrare in un quadro condiviso diverse competenze, si esaminano le differenze che intercorrono tra impresa e lavoratore autonomo, cruciali per orientare le scelte del soggetto cui affidare la realizzazione dell’opera e per una valutazione in sede di vigilanza della regolarità del lavoro. Utilissima, inoltre, in sede di ispezione o indagine per infortunio, è anche la dettagliata disamina del ruolo di “preposto” e di “preposto di fatto”, alla luce delle maggiori garanzie introdotte dal D.L. 146/2021 convertito con L. 215/2021, come inquadrate dalla Relazione della Commissione Parlamentare di inchiesta sulle condizioni di lavoro del 21.4.2022[7] e dall’esito dell’Interpello n.5/2023[8].
Nel secondo volumetto, anch’esso arricchito da una ricca bibliografia al termine dei paragrafi, si descrive, invece, come integrare le esigenze essenziali per lo svolgimento delle operazioni in modo ordinato e rispettoso dell’igiene, della sicurezza di macchine e impianti, della prevenzione incendi, del primo soccorso (presenza di amianto, stoccaggio materiali e rifiuti, recinzioni e accessi, viabilità esterna di collegamento, sottoservizi e sovraservizi) e della tutela dell’ambiente circostante (polverosi, rumorosità, contrasto dell’insudiciamento, ecc.). Un paragrafo è infine dedicato esplicitamente al rischio di colpo di calore e un altro a come affrontare le interferenze nei cantieri allestiti in luoghi di lavoro preesistenti.
Al termine di questa veloce carrellata su Genova, dove ho lavorato per molti anni, quindi una realtà di cui mi è particolarmente congeniale illustrare i meriti, mi sembra emerga comunque la necessità di un impegno per arricchire, valutare e sistematizzare le informazioni che si trovano o che si vorrebbero trovare in questo e negli altri siti delle centinaia di Servizi del SSN analoghi alla S.C. PSAL di Genova, nelle diverse Regioni, che non si limitino alla sola, pur se fondamentale, elencazione di recapiti e competenze. Sarebbe utile che chiunque, dai professionisti della salute agli operatori dei media, potesse accedere a dati e valutazioni affidabili per avere un quadro di queste attività di prevenzione e della loro efficacia in termini di salute e sicurezza nell’intero nostro Paese. Questo permetterebbe di valorizzare maggiormente le metodologie e le attività di lavoro del SSN e delle Regioni e quindi di integrare le informazioni diffuse, spesso con maggior regolarità e penetrazione nei media, dagli altri soggetti, istituzionali e non, che svolgono anch’esse un ruolo attivo per migliorare le condizioni lavorative.
La recentissima crisi di alcuni siti di riferimento sindacali (Diario di Prevenzione di Gino Rubini) e sociali (Circolo PD-LASS Rosario Bentivegna di Roma) e la sempre difficile attività volontaria dei siti delle associazioni professionali specializzate in questa materia (SNOP, CIIP, Olympus, EP, ecc.), a fronte del sempre più invasivo e spesso acritico ricorso della comunicazione sociale alle compilazioni dell’Intelligenza Artificiale, rende ancora più impellente la necessità di continuare a costruire e valorizzare i nodi pubblici di una rete pensante, che diventino fonti e strumenti di conoscenza trasparenti, ben identificabili, aperti a tutti i soggetti attivi per migliorare le condizioni di lavoro.
Genova, 12/05/26

[1] 25 Aprile, lo scontro tra antifascisti e narrativa israeliana, Intervista di Micol Meghnagi alla docente di semiotica Valentina Pisanty, pag.9, 03/05/26, il manifesto.
[2] https://www.primocanale.it/attualit%C3%A0/66380-sicurezza-lavoro,-infortuni-stazionari-aumentano-malattie-professionali.html
[3] Deliberazione regionale n.406 dell’8/7/2013.
[4] https://www.asl3.liguria.it/territorio/servizi/prevenzione-e-sicurezza-ambienti-di-lavoro-psal.html)
[5] https://www.asl3.liguria.it/territorio/servizi/prevenzione-e-sicurezza-ambienti-di-lavoro-psal/5704-documenti-rischi-lavorativi.html)
[6] (https://www.asl3.liguria.it/territorio/servizi/prevenzione-e-sicurezza-ambienti-di-lavoro-psal/prp-2021-2025-pp07-edilizia
[7] https://olympus.uniurb.it/index.php?option=com_content&view=article&id=28033:mb20422&catid=83&Itemid=142
[8] https://www.lavoro.gov.it/documenti-e-norme/interpelli/interpello-n.-5-2023-signed.pdf


Una risposta
Bella esperienza ! Però soffre del vizio di fondo di tutte le nostre esperienze svolte in “periferia”: rimane segregata lì dove si è svolta. La funzione di divulgare questo genere di cose è stata svolta negli annni 80 e 90 dalla nostra Società, poi, poco alla volta, si è persa per strada, anche per l’inconsistenza dei nostri mezzi di comunicazione (perdita periodica della memoria dei nostri siti internet, per esempio; chiusura della nostra rivista che poteva invece continuare benissimo in forma elettronica e non più cartacea…). Un ruolo e un compito – quello di centralizzare e diffondere le “best practice” dei servizi – che era a carico dell’ISPESL, il quale, come noto è stato inglobato nella balena INAIL e, nonostante la buona volontà di alcuni colleghi e amici ex-ISPESL ora INAIL-Ricerca, è comunque tagliato fuori dalle dinamiche del SSN.