Riflessioni di Maurizio Mazzetti a margine uno studio INAIL aggiornato
Ringraziamo Maurizio Mazzetti (già dirigente presso INAIL) che ci offre per la pubblicazione questa versione riveduta di un articolo apparso il 27 settembre scorso nella rubrica “il lavoro deve essere sicuro” che tiene ne ilmanifestoinrete e che intendiamo qui ricordare a chi ci segue.
Costi degli infortuni e delle malattie professionali: uno studio INAIL aggiornato
di Maurizio Mazzetti
Chi ci legge ricorderà che all’argomento si dedicò un articolo nell’ottobre 2023 (https://www.ilmanifestoinrete.it/2023/10/29/i-costi-della-non-sicurezza). Sia pure su dati quantitativi non recenti, risalenti al 2015, uno studio condotto dall’Agenzia Europea per la Sicurezza e Salute sul Lavoro su un gruppo di paesi europei, tra cui l’Italia (The value of occupational safety and health and the societal costs of work-related injuries and diseases), stimava per il nostro paese un costo medio per infortunio di circa 55.000 euro, ed un costo totale di quasi 105 miliardi di euro all’anno (6% del PIL). Divisi i costi totali tra costi diretti, indiretti ed intangibili (rinvio all’articolo citato per le spiegazioni) erano stimate, nell’ordine, rispettive percentuali del’8%, 56% e 36%. Lo studio è oggi superato: numero di casi per l’Italia largamente inferiore agli attuali, nulla sulle malattie professionali, intervenuti mutamenti normativi e nel sistema assicurativo (con effetti su costi aziendali e indennizzi), inflazione, pur con effetti difficili da misurare. Sono quindi mutati, e non è detto verso il basso, i costi, come pure le percentuali di ripartizione. Ugualmente superata è qualche stima più recente, su metodologie meno analitiche, calcolante un costo totale per singolo infortunio elevato a 64.000 euro.
Quanto alla ripartizione dei suddetti costi: se il costo medio è 55.000 euro, sull’azienda ne gravano 23.000 euro per l’INAIL, secondo altri studi 26.000 (42% o 47%); se prendiamo per buono il costo di 64.000 euro, l’azienda “pagherebbe” rispettivamente 26.764 oppure 30.255 euro. Con estremo interesse parlerò quindi oggi del più recente studio della Consulenza statistico Attuariale INAIL “Il costo dei danni da lavoro per l’azienda Italia”, del settembre 2026, presentato senza particolare enfasi rispetto a quella che la stessa INAIL riserva a materiali meno importanti; scontato il pressoché totale assoluto silenzio dei media generalisti e della politica, presi dalla cronaca o in tutt’altre faccende affaccendati.
Segnalo, nello studio, tre rilevanti novità metodologiche, cui si aggiungono dati/elaborazioni sinora non diffusi ufficialmente:
- Reca una nuova distinzione dei costi, contabilmente più rigorosa, tra costi assicurativi, prevenzionali e costi conseguenti non assicurativi; prende come riferimento il 2023, (per gli infortuni mortali o gravi occorrono almeno due anni per consolidare i costi assicurativi, quali ad esempio, giornate perdute, grado delle invalidità permanenti); nei confronti temporali (cfr. infra) tiene conto dell’inflazione.
- Per la prima volta a mia memoria e conoscenza, estende l’analisi alle malattie professionali, fenomeno in costante crescita da ormai almeno tre lustri (nel 2023 32% degli infortuni, una ventina di anni fa erano all’incirca la metà); sul punto si tornerà commentando, in un prossimo articolo, la relazione INAIL definitiva sul 2025 da poco anch’essa pubblicata.
- In una pubblicazione ufficiale per la prima volta si quantificano i lavoratori assicurati e non assicurati all’INAIL, nonché quelli, ovviamente stimati, in nero, al fine del calcolo dei relativi costi.
a) Il costo assicurativo è quello sostenuto dalle aziende per la copertura del rischio, a cui sono esposti i lavoratori, al verificarsi di un infortunio o malattia professionale. Vale 12,5 mld di euro, considerando anche i lavoratori non assicurati INAIL e quelli in nero (13%, stimati in base ai dati ISTAT); questa la ripartizione:
Di cui: INFORTUNI 8.460.000.000 e MALATTIE PROFESSIONALI 4.044.000.000
b) Il costo prevenzionale è costituito dalle spese a carico del Servizio Sanitario Nazionale (SSN) e tutte quelle sostenute all’avvio o dell’attività lavorativa, nonché le successive in corso di produzione per salute e sicurezza dei lavoratori (sistemi di sicurezza, dispositivi di protezione individuali, corsi di formazione, manutenzione ordinaria eccetera). Per queste ultime (16,4 mld) si stimano, per ogni lavoratore del settore privato, 766 euro per infortunio e 266 euro per malattia professionale. Rinvio allo studio per il calcolo percentuali stimate sul PIL (0,7%) di tali costi e per la quantificazione delle spese del SSN sulle proprie spese totali (800 milioni di euro, 0,6% del totale), e per come vengono compresi gli investimenti fissi lordi pubblici e privati. Il costo prevenzionale complessivo del 2023 risulta quindi di 23,281 miliardi, di cui 18,131 per infortuni e 5.150 per malattie professionali.
c) Il costo conseguente non assicurativo comprende tutti gli altri costi generati dall’evento. A carico dell’azienda troviamo danni materiali, perdite di produttività, parte della retribuzione della vittima (l’indennità INAIL ne copre il 60% poi il 70% dopo tre mesi), danno all’immagine, ritardo nelle consegne, rimpiazzi di personale, eventuale sostituzione o riparazione del macchinario, riduzione della capacità produttiva in attività principali e/o complementari. A carico della vittima e della sua famiglia invece abbiamo eventuali spese legali nonché riduzione o perdita della capacità lavorativa; non paiono presi in considerazione danni morali e da perdita di opportunità, peraltro riconosciuti eventualmente, esclusivamente (e piuttosto raramente) in sola sede giudiziaria. In ogni caso, nel 2023 tale costo non assicurativo per i 27,7 milioni di lavoratori totali è quantificato in circa 13,4 miliardi di euro, con 9.447 euro per infortunio e 4.006 per malattia professionale.
Costi complessivi, analisi e conclusioni
Nel 2023 i costi complessivi sostenuti sono quindi calcolati in 49,2 miliardi di euro, di cui 36.037 attribuibili agli infortuni e 13.221 alle malattie professionali; tale somma rappresenta il 2,31% del PIL stimato pari a 2.137,2 miliardi di euro. Il costo medio per evento, peraltro non confrontabile con quello degli studi precedenti per la diversa tipologia di analisi, diventa di 33.000 (32.999 per l’esattezza) euro per infortunio; per ogni malattia professionale per la prima volta abbiamo un costo medio di 61.135 euro. Peraltro, anche se lo studio lo dà giustamente per scontato, gli infortuni gravi e mortali, ove ci sono (almeno) danni permanenti, oppure morti con indennizzi che trascinano tutte le altre tipologie di costi, hanno costi medi ben più elevati. Guardiamo il riepilogo:
Si migliora o si peggiora? Rispetto al precedente studio citato all’inizio, peraltro poco confrontabile, certo. Questo del 2026, riepilogate brevemente precedenti elaborazioni sul punto, confronta l’elaborazione del 2009 (l’ultima disponibile, o almeno confrontabile; lo studio non esplicita come mai si sono attesi 14 anni per replicare l’analisi) e quella sul 2023. Lo studio enumera le numerose modifiche normative e di contesto nel frattempo intervenute, e conclude che:
“I cambiamenti avvenuti negli ultimi decenni nel mondo del lavoro, insieme all’evoluzione delle norme in materia prevenzionale, agli interventi e alle riforme messe in atto dall’INAIL hanno influito in modo significativo sull’andamento degli infortuni sui luoghi di lavoro che tra il 2009 e il 2023 ha registrato una riduzione del 37% (diminuzione riferita agli infortuni riconosciuti dall’INAIL). Nello stesso periodo si è assistito ad un lieve incremento del numero di lavoratori Istat (+1%) (+6% per gli addetti-anno INAIL). La combinazione di questi risultati ha portato ad una netta diminuzione dei tassi di incidenza infortunistica. A conferma di tale risultato, da una serie di studi pubblicati dall’INAIL è emerso che in tutti i settori di attività economica il livello di rischio delle aziende che si certificano, e quindi adottano maggiori misure di prevenzione nell’ambito della salute e sicurezza sul lavoro, è risultato minore, sia in termini di frequenza infortunistica che di gravità, di quello delle omologhe aziende che non lo fanno”.
A supporto di quanto sopra è inclusa una tabella analitica di confronto che riporto di seguito (ve ne sono altre che confrontano anche precedenti elaborazioni dal 2003):
Non per fare ad ogni costo le pulci al pregevolissimo rapporto, ma questo confronto è la parte più debole dello studio, e lo dico pur nella mia elementare competenza in materia statistica. Il dettaglio sul calcolo delle tipologie di costo nelle elaborazioni precedenti, con relativi riferimenti ad occupati assicurati INAIL, non assicurati e in nero, manca (è il medesimo?); la platea degli assicurati e la composizione degli occupati è cambiata (genere, etnia); gli infortuni diminuiscono (tra 2009 e 2023 del 37%), ma non quelli in itinere i cui costi prevenzionali sono diversi e più ampi (elemento non attenzionato esplicitamente).
Le malattie professionali aumentano molto di più degli infortuni, dal 2009 dell’85% (e, si noti, con costo medio quasi doppio, e trend in ulteriore aumento dal 2023 ad oggi); e con un confronto con quelle riconosciute prima del 2008, a previgente Tabella più ristretta, difficilmente praticabile; spiace che lo studio ripeta il consueto mantra INAIL secondo cui l’aumento delle malattie professionali non è fenomeno totalmente negativo (?!), anzi, in quanto:
“Più che di insalubrità e peggioramento delle condizioni lavorative, in contesti che si sono andati sempre più automatizzando e ammodernando in termini di sicurezza del lavoro, è ragionevole spiegare tale aumento con gli effetti degli adeguamenti normativi introdotti a partire dal 2008, che hanno semplificato l’iter di riconoscimento di molte più malattie (tabellate) e delle molteplici campagne di sensibilizzazione intraprese e tese ad accrescere la consapevolezza dei rischi lavorativi e della tutela assicurativa. Il consistente aumento delle malattie professionali ha comportato un incremento di tutte le relative componenti di costo tra il 2009 e il 2023 “.
Infine, il ruolo dell’INAIL (dati, finanziamenti, incentivazioni, studi) è forse sopravvalutato, non ce ne voglia chi ha redatto il, ripetiamo, ottimo studio, non possiamo aspettarci narrazioni diverse da quella ufficiale. Però:
- Non è chiaro però se il conteggio dei costi comprenda anche le sanzioni amministrative, penali e civili a seguito dell’attività di vigilanza (che costituiscono però un’entrata per i bilanci pubblici), nonché i risarcimenti civilistici, da connessi procedimenti giudiziari; e
- lo stesso dicasi per le somme recuperate dall’INAIL quando agisce in surroga se l’evento lesivo è responsabilità di terzi (tipicamente, negli infortuni stradali ed in itinere) o in regresso verso il datore di lavoro inadempiente ai propri obblighi.
- Ma soprattutto, manca una analisi di come e quanto il tessuto produttivo sia cambiato, con una progressiva terziarizzazione dell’economia che implica un minor livello complessivo di rischio, pur a fronte dell’emersione di nuovi rischi, in particolare psicosociali: per cessazioni o delocalizzazioni di attività produttive, appalti e subappalti nelle filiere produttive, crescita del settore terziario e dei servizi e commercio. Ora non è questo il luogo per una ulteriore analisi sull’evoluzione delle componenti dei costi e delle loro variazioni nel tempo; l’aumento dei costi prevenzionali di 23 mld dal 2009 al 2023 è ad esempio un elemento positivo, anche se per una valutazione di efficacia ci sarebbe molto da approfondire.
Registriamo comunque con favore il fatto che dal 2009 al 2023 “i costi complessivi sono diminuiti di 13,9 miliardi di euro (passando da 63,1 miliardi di euro, valori al 2023, a 49,2 miliardi di euro)8 a fronte di un aumento della spesa in prevenzione di 4,4 miliardi di euro (da 18,9 miliardi di euro, valori al 2023, a 23,3 miliardi di euro)”. Però si guardino i dati ISTAT della seguente tabella, e si vedrà come appare quantomeno strano non attribuire alcun effetto a quasi 450.000 occupati in meno in Agricoltura ed Industria, attività notoriamente più rischiose, ed oltre un milione di occupati in più nei Servizi e nel Terziario, ove i rischi sono tendenzialmente più bassi:
In ogni caso, mai si potrà quantificare il reale valore negativo (NB: non il costo, il VALORE) degli infortuni mortali, che restano inchiodati ad una media di tre al giorno per i soli assicurati INAIL, come pure di quelli gravi; ed il recentissimo infortunio mortale accaduto al Colosseo di Roma ci ricorda che resta ancora molto da fare.
Quell’infortunio pare un caso di scuola di come le cose NON DEBBANO ANDARE: un appalto, e pure pubblico, con dubbi controlli dell’appaltante, un lavoro estremamente rischioso che viene fatto in quota, quindi imbragandosi sospesi senza uso di ponteggi, (ma per favore non parliamo di rocciatori, come leggiamo sui media, che si arrampicano per diletto e non per lavoro!), eseguito di notte perché non sia mai che il flusso turistico si possa interrompere (e infatti c’è voluto lo sciopero indetto dalle organizzazioni sindacali perché il Colosseo chiudesse, tra imbarazzati, anzi imbarazzanti, comunicati del Ministero). Ma è noto come operare in condizioni di scarsa illuminazione ed in orari notturni, quando i ritmi fisiologici rallentano e l’attenzione cala, non ha certo aiutato. E ancora, vittima un lavoratore giovane di soli 22 anni, il sistema e le procedure di sicurezza che non hanno funzionato, si capirà se per errore nell’usarlo o per difetti/malfunzionamenti dello stesso, che si vedrà se idoneo e a norma; ma resta inevasa la domanda: chi doveva controllare? Perché, una volta di più, l’infortunio era evitabile, eppure è accaduto.
25 settembre 2026

