Il convegno nazionale su “agricoltura e selvicoltura tra tutela del lavoro e valorizzazione del territorio d’eccellenza”, ad Alba il 3 ottobre.
Riflessioni su alcuni temi prioritari per la SSL in agricoltura, in occasione del convegno nazionale di Alba.
di Manuela Peruzzi
Un evento importante si svolgerà ad Alba il prossimo 2 ottobre: il Convegno Nazionale Agricoltura, organizzato dal Gruppo di lavoro Nazionale per la Prevenzione dei Rischi in Agricoltura e Silvicultura, che dal 2009 opera all’interno del Gruppo Tecnico Interregionale SSL (Coordinamento Regioni e PAA). Occorre osservare che quello agricolo è uno dei settori su cui le forze delle Regioni riescono meglio a coagularsi nell’obiettivo di contrastare i rischi presenti e di migliorare le condizioni di salute e sicurezza del lavoro.
Il Gruppo Nazionale Agricoltura, composto da operatori dei Servizi di prevenzione dei luoghi di lavoro delle ASL/ATS, si avvale della collaborazione diretta degli esperti del
del Dipartimento innovazioni tecnologiche di INAIL e costituisce un nucleo di competenze in grado di affrontare i temi tecnici di sicurezza e di salute del settore. Il convegno di Alba rappresenta un importante appuntamento per il confronto fra le Regioni, per l’aggiornamento a livello tecnico-scientifico sulle nuove tecnologie e sulle soluzioni di prevenzione ed è l’occasione per la riflessione su questi temi a favore di chi – ad ogni livello – si occupa di prevenzione in agricoltura e, in particolare, delle nuove generazioni di operatori che lavorano nei Servizi di prevenzione.
In questa giornata si farà il punto sulle azioni messe in campo all’interno del Piano Mirato di Prevenzione specifico, nell’ambito del Piano Nazionale di Prevenzione 2026-2031, che trova peraltro ampio e dettagliato spazio nel Portale Prevenzione Agricoltura quale vetrina di report di attività, di materiali, pubblicazioni, linee guida e obiettivi raggiunti in questi quasi vent’anni di impegno.
Le problematiche che mi aspetto vengano affrontate oggi sono molte, ma ritengo che due di queste rivestano particolare rilevanza: la prima, storica, concerne il fenomeno degli infortuni mortali con il trattore e l’altra, la forte crescita di manodopera straniera che è caratterizzata da condizioni di lavoro troppo spesso segnate da sfruttamento, illegalità del lavoro, caporalato, condizioni che compromettono la qualità della vita e del lavoro e che ha reso il problema della migrazione un tema centrale nel dibattito pubblico attuale.
INFORTUNI E ADEGUAMENTO DELLE MACCHINE AGRICOLE (sicurezza ed innovazione)
Questo è il primo punto perché l’agricoltura si conferma un settore ad alto rischio per infortuni anche mortali. I dati restituiscono un andamento consolidato degli infortuni mortali che si mantiene, nel 2025, sui 114 casi, su un totale complessivo di 792 casi, dato che conferma l’agricoltura ai primi posti per vittime sul lavoro, senza contare gli infortuni non registrati nelle statistiche ufficiali perché non assicurati INAIL (alcune fattispecie di lavoratori autonomi, lavoratori irregolari, familiari non ufficiali, pensionati, occasionali occupati in altri settori …). Per quanto riguarda, invece, gli infortuni non mortali, i dati degli anni dal 2020-2024 ed anche i dati provvisori del 2025 evidenziano un’importante diminuzione del 2,1%, che sembrano passare, nel 2025 (dati provvisori), da 24.207 a 23.695.
Considerando i tre indicatori infortuni, incidenti mortali e malattie professionali, nel lungo periodo emergono tre elementi strutturali: lieve diminuzione degli infortuni totali, persistenza di una soglia di 100 morti all’anno che non si riduce, esplosione delle patologie croniche muscolo-scheletriche.
Quando si parla di sicurezza ed innovazione in agricoltura, il dato che emerge è l’elevata frequenza di vittime causate dal ribaltamento del trattore. Dinamica che merita un approfondimento: si tratta per lo più di un infortunio che si verifica durante l’utilizzo del mezzo che perde la stabilità per le caratteristiche del terreno (pendenza, buche, ostacoli, cedimento) o per le attrezzature o il carico trainato. Il problema centrale comunque è l’assenza di una struttura di protezione del posto di guida e/o di cintura di sicurezza per vetustà del trattore o, qualora presente, non si utilizza per le difficoltà ergonomiche nelle manovre di posizionamento dell’arco ROPS (roll-over protective structure). E questo quando da anni sul mercato sono presenti strutture di protezione installate sui trattori di ridotte dimensioni, per lavori sotto chioma ed è disponibile un sistema, l’agevolatore meccanico, che evita il posizionamento manuale del roll-bar (manovra complessa e gravosa che ne giustifica spesso il mancato utilizzo).
Da qui la necessità di completare l’adeguamento delle macchine agricole in uso (più di 600.000 trattori non a norma) e anche di risolvere l’annoso problema della revisione delle macchine agricole nonostante essa fosse prevista da un decreto del 2015 (Decreto interministeriale 20 maggio 2015 “Revisione generale periodica delle macchine agricole ed operatrici, …”) che rimane tuttora inapplicato per mancanza dei decreti attuativi. Su questo fronte esiste da anni un impegno continuo del Gruppo tecnico Interregionale per la salute e sicurezza e in particolare del Gruppo Nazionale Agricoltura. Anche SNOP, a gennaio di quest’anno, è intervenuta chiedendo ai Presidenti delle Commissioni Parlamentari di inchiesta sulle condizioni di lavoro in Italia, sullo sfruttamento e sulla sicurezza del lavoro, di sollecitare con urgenza l’attivazione dell’iter normativo che renda attivo l’obbligo di revisione delle macchine agricole (https://snop.it/e-necessario-rendere-operativo-lobbligo-di-revisione-dei-trattori-agricoli).
Oltre a questa normativa, che non è mai riuscita a decollare per le forti pressioni contrastanti, altrettanto trova difficoltà a concretizzarsi l’applicazione della Condizionalità Sociale (PAC/politica agricola comune del 2023), prevista dal Decreto 28 dicembre del 2022 “Disciplina del regime di condizionalità sociale ai sensi dei regolamenti UE 2021/2115 e 2021/2116”.
Il contenuto della norma è particolarmente forte nel suo potere deterrente perché, con la stipula di convenzioni per il flusso dei dati relativi al sistema della condizionalità sociale, prevede uno stretto collegamento tra le autorità competenti (Ispettorato del lavoro, Vigili del Fuoco, Aziende sanitarie locali) che devono trasmettere ad AGEA (Agenzia per le erogazioni in agricoltura), le violazioni riscontrate nelle imprese agricole attinenti alle rispettive materie di competenza istituzionale, per i conseguenti provvedimenti sanzionatori di riduzione dell’importo di sostegno versato alle aziende.
IMMIGRATI E VALORIZZAZIONE DEL TERRITORIO DI ECCELLENZA
Anche questa è diventata la sfida futura per una agricoltura che valorizza il lavoro e il territorio di appartenenza. Il tema riguarda le modalità da applicare alla tutela della salute e sicurezza in agricoltura in questi anni di particolare complessità, in cui le problematiche tecniche ed organizzative legate alla sicurezza delle macchine ed attrezzature, agli effetti del cambiamento climatico, e alla gravosità del lavoro, si incrociano con problemi di legalità del lavoro, di sfruttamento, di caporalato, che coinvolgono soprattutto nei confronti dei lavoratori stranieri. Questo, insieme agli altri fattori incide pesantemente sulle condizioni di salute e di sicurezza e richiede, oltre ad una approfondita conoscenza dei fenomeni, anche una riflessione sociologica sulle trasformazioni che oggi la componente migratoria porta in questo settore.
Negli ultimi anni la presenza di lavoratori stranieri in agricoltura è cresciuta in modo costante arrivando nel 2024 a 362 mila (vedi il rapporto “Made in Immigritaly. Terre, colture, culture” della Fondazione FAI-CISL e quello della Organizzazione Internazionale per le Migrazioni – OIM), oltre a più di 200.00 lavoratori nel sommerso, con una forte componente migrante tra i quali si riscontra un tasso di irregolarità del 20%, rispetto al valore medio di 11%. Una presenza che sta diventando sempre più rilevante nella nostra realtà produttiva, non più marginale ma strutturale al sistema, tale da rappresentare una risorsa fondamentale per il Paese.
Già sono evidenti i risultati di questa situazione in termini di infortuni e malattie professionali: rappresentando il 10% circa degli occupati, i lavoratori stranieri sono colpiti dal 20% degli infortuni e dall’8% delle malattie professionali, con un’incidenza infortunistica più che doppia rispetto ai lavoratori italiani (INAIL, 2025). L’attività agricola – di per sé rischiosa, faticosa e pesante – unitamente alle condizioni di irregolarità, di incertezza, di precarietà (legata anche ai permessi di soggiorno) e ai limiti di accesso alle cure sanitarie, rendono il lavoratore straniero più vulnerabile sui luoghi di lavoro al rischio di infortunarsi o ammalarsi.
Oltre a questi dati preoccupanti si aggiungono i casi noti drammatici di infortuni che hanno più le caratteristiche di violenze. Lavoratori che sono deceduti perché abbandonati dopo l’infortunio sulla strada, davanti a casa, come si è verificato a Latina e nel Veronese, i 4 lavoratori afgani e pakistani bruciati ad Amendolara nel pulmino che li portava al lavoro e quelle vittime dei roghi divampati nelle baraccopoli nella Piana di Gioia Tauro o i 3 morti annegati nel canale, erano in 9 all’interno di un furgone che li portava nei campi. Tragedie, conseguenza di situazioni che devono essere affrontate con priorità e che richiedono investimenti strutturali, il rafforzamento delle azioni di prevenzione, un forte coordinamento tra gli enti istituzionali, per il contrasto delle condizioni di illegalità sociale, sanitaria e amministrativa. Il contrasto degli infortuni in agricoltura degli immigrati richiede politiche di inserimento regolare, accompagnando il lavoratore nel percorso di accoglienza con un lavoro sicuro, che significa offrire formazione professionale, lavoro regolare con retribuzione adeguata, alloggio dignitoso e salubre. Questo è il compito di prevenzione di cui deve farsi carico la sanità pubblica. Una sanità che aiuta i soggetti vulnerabili e che crea condizioni di uguaglianza di salute e sicurezza sul lavoro.
