In merito alla tragedia di Crans-Montana, Giuseppe Cenci, tecnico della prevenzione nell’ambiente e nei luoghi di lavoro presso l’AST di Ancona ci propone una breve riflessione che volentieri pubblichiamo.
Al di là del grande dolore e della commozione che, unitamente alla indignazione, condividiamo con tutti, su questa tragedia sono state dette e scritte innumerevoli cose, alcune di sicuro valore e molte varrebbe la pena di aggiungerne. Sarà importante farlo anche fuori dal clamore di questi giorni e alla luce degli ulteriori elementi che emergeranno: sappiamo infatti che nei momenti più prossimi a tragedie collettive di questa natura fioriscono più facilmente considerazioni e promesse ma che, come dimostra Cenci, rischiano di essere dimenticate a distanza di tempo.
Alcuni commenti registrati in questi giorni in Italia ci hanno però colpito: ad esempio, quando mostrano meraviglia che la serie di mancanze e irregolarità che emergerebbero si sia manifestata in un Paese noto per le ferree regole in molti campi e sembrano suggerire che in Italia la situazione sarebbe ben diversa. Ci stupisce vedere molti che ora lodano leggi e regole di sicurezza quando le stesse, nei momenti decisionali, non fanno che trovare oppositori e liberalizzatori pronti a ridurne impatto e certezza di applicazione. Scopriamo, infine, che molti sono sorpresi della rarità di quegli stessi controlli che poi trovano invece molti avversari che li ritengono vessatori o che ne chiedono la sostituzione con autocertificazioni di improbabile verifica (la “patente e crediti” per la sicurezza in edilizia insegna ma citiamo, non a caso, la recente modifica dell’art. 65 del D.Lgs. 81/08 relativo all’uso di locali sotterranei).
Questa attenzione alle misure di sicurezza è certamente benvenuta e ci auguriamo che possa alimentare una massa critica capace di ostacolare prossimi tentativi legislativi volti ad alleggerirne proditoriamente i vincoli, con lo scopo di non disturbare alcuni.
“Strage annunciata” è una delle frasi più usate in questi giorni. Noi che, come molti e in vari ambiti ci occupiamo di prevenzione, siamo soliti dire che nella gran parte degli eventi dannosi per le persone (siano essi cittadini, lavoratori, conducenti di veicoli, studenti, consumatori, utilizzatori, visitatori …) sono riconoscibili fattori causali e concausali tali da renderli prevedibili e prevenibili: e quello di valutare i rischi dell’accadimento di tali eventi è uno dei nostri fondamentali compiti, insieme a quello di indicare le soluzioni da adottare affinché non si verifichino. Ma sono operazioni nelle quali spesso si trovano invece molte resistenze, vuoi per insipienza o incultura, per convenienza economica o talvolta anche per cinismo. Ecco, la strage annunciata (ma anche l‘evento singolo) si verifica quando il “caso” era prevedibile e quindi prevenibile e non si è provveduto: lo scritto di Giuseppe Cenci in fondo richiama con chiarezza la necessità della prevenzione e la centralità della pianificazione della stessa, in ogni ambito.
Sull’incapacità di apprendere dalle catastrofi, segnaliamo anche l’intervento, accorato e lucido, di Gino Rubini su Diarioprevenzione del 5 gennaio 2025.
Un locale, una festa, ragazzi in giovane età, il caos, misure di emergenza ed evacuazione al vaglio degli inquirenti, per un evento drammatico, generato da un incendio o dal rilascio di spray urticante.
È così che i tragici fatti di Crans-Montana (Svizzera) riportano alla memoria quelli di Corinaldo (provincia di Ancona) dove nel Dicembre del 2018 in attesa di un concerto, a causa del gettito di sostanze urticanti all’interno dei locali “Lanterna Azzurra”, si creava una situazione di panico tra il pubblico che, in maniera caotica, si dirigeva correndo verso le uscite del locale. È proprio fuori, ad un’uscita di sicurezza su una piccola rampa, che si compie l’epilogo drammatico, la balaustra cede sotto la spinta della folla e decine di persone cadono e vengono travolti dalla calca: quella sera persero la vita 5 minorenni ed una mamma di 39 anni e vi furono oltre 200 feriti.
Oppure ricordiamo quelli avvenuti nel marzo 2025 nella città di Kočani in Macedonia del Nord all’interno della discoteca “Pulse” dove, in occasione di un concerto, con dinamica molto simile a quella Svizzera, scintille di materiale pirotecnico di coreografia, incendiarono il soffitto per poi divampare in un incendio di vaste dimensioni con un bilancio di 63 morti e 193 feriti.
Quando avvengono fatti come questi, che hanno come fattore comune una festa che si trasforma in tragedia, veniamo colti da sconcerto, rabbia, incredulità e ci poniamo delle domande: “Come può essere accaduto? Quanti locali potrebbero trovarsi nelle stesse condizioni di “Le Constellation”, della “Lanterna Azzurra” o del “Pulse”?
L’inchiesta per i fatti avvenuti a Cras-Montana avrà probabilmente lunghi tempi d’indagine necessari per valutare al meglio ogni tipo di responsabilità, di carenza e di irregolarità, sia strutturale che di comportamento nonché di gestione dell’emergenza venutasi a creare; si terrà conto di elementi tecnici, norme specifiche (quelle in vigore nel Canton Vallese), fenomeni dai nomi altosonanti come “flashover” che semplicemente sta a significare l’improvvisa accensione di gas infiammabili accumulatisi nella parte alta di un locale.
Da tecnici della prevenzione, sappiamo che a monte di ogni evento infortunistico come a monte di ogni tragedia concorrono condizioni ed azioni non sicure preesistenti, che possono rimanere latenti e quindi inosservate o possono palesarsi improvvisamente, innescandosi l’una all’altra e causare l’evento drammatico. Lo scopo della pianificazione della prevenzione sta proprio nella individuazione ed eliminazione o mitigazione di questi fattori di rischio, con valutazioni dalle quali scaturisca l’idonea scelta di misure di prevenzione e protezione e specifici nonché funzionali piani di emergenza ed esodo, che devono essere testati sul campo con simulazioni, annotando le criticità riscontrate, necessarie alla correzione del piano stesso.
Nel caso di Cras-Montana, in base alle informazioni fornite da media e social, una condizione non sicura è stata la presenza di materiale infiammabile posto sul soffitto dei locali e un’azione non sicura è stata quella di utilizzare candele pirotecniche in prossimità di questi materiali, poi l’areazione forzata ha fatto il resto, ed ecco che abbiamo la presenza di tutti e tre gli elementi necessari a generare un incendio: il combustibile, il comburente e l’innesco, il cosiddetto “triangolo del fuoco”. L’incendio scaturito e le difficoltà di evacuazione in sicurezza dei ragazzi, elemento che accomuna questo evento a quello marchigiano, hanno contribuito al grave bilancio di vittime. Se le condizioni e le azioni di cui sopra fossero state preventivamente considerate, avrebbero evidenziato un rischio inaccettabile non soggetto a politiche di miglioramento ma a quelle di immediato adeguamento (eliminazione del rischio, sostituzione dei materiali, modificazione dei comportamenti, procedure di gestione, etc.)
La giustizia elvetica farà il suo corso ai fini dell’individuazione delle responsabilità per i fatti avvenuti; l’obbligo dei servizi di prevenzione è quello di far in modo che non avvengano o che comunque non avvengano più.
Queste drammatiche esperienze ci devono far riflettere e, dopo lo sdegno e la disperazione, è necessario il massimo impegno di tutti gli attori della sicurezza a fare meglio e di più, anche a discapito degli eventuali interessi economici che stanno ormai alla base della nostra società.
Giuseppe Cenci
Tecnico della prevenzione nell’ambiente e nei luoghi di lavoro
UOC Prevenzione e Sicurezza Ambienti di Lavoro (PSAL)
AST Ancona

