Sorvegliare i tumori professionali per capire, per prevenire (o quanto meno diagnosticare prima): il corso 2026 del COR Lombardia.
“A che punto siamo?” chiosava il titolo dell’edizione 2026 del corso annuale del COR Lombardia, che della tradizione ha mantenuto l’approccio misto “scientifico + pratico” e l’ormai classica architettura su tre giornate – dedicate la prima ai mesoteliomi, la seconda ai tumori naso-sinusali e la terza alle “neoplasie a più bassa frazione eziologica occupazionale” (quelle che colpiscono polmone, vescica urinaria, laringe, ovaio, rinofaringe, sistema emolinfopoietico … ): per il resto continuando a innovare nei contenuti e nei metodi.
Partecipazione folta e significativa, anche per il numero delle Regioni da cui provenivano i corsisti (dieci, rappresentative anche di Sud e Isole) e per la varietà delle loro collocazioni istituzionali (Servizi di Prevenzione e Sicurezza negli Ambienti di Lavoro, Università, INAIL, Patronati …).
Molte le questioni in cui si è entrati, anche con appassionati scambi di interventi, domande e risposte tra “sala” e docenti. Eccone alcune:
- Quali evidenze e quali riflessioni evidence-based ci portano ad associare causalmente un tumore a un agente, uno scenario di esposizione, un comparto …?
- Quali metodi ci aiutano a passare dalle conoscenze generali all’attribuzione di causa di un caso individuale di tumore?
- Qual strumenti epidemiologici ci consentono una ricerca attiva dei tumori professionali?
- Quali ulteriori approcci possono integrare la ricerca epidemiologica formale sui tumori professionali? Può essere utile, ad esempio, un sistema di schede-filtro, cioè di questionari anamnestici “veloci” che consentono una prima selezione dei casi di tumori ad elevata incidenza nella popolazione per individuare il subset di quelli che effettivamente appartengono alla frazione “eziologicamente occupazionale”?
- Quale è oggi e quale può essere in futuro il ruolo dei registri specializzati su specifiche forme tumorali?
- Come si entra in relazione con i pazienti da intervistare, come prenderli in carico considerando l’impatto psicologico e materiale delle loro diagnosi?
Segnaliamo, qui, il contributo di Angelo, un volontario dell’associazione PaLiNUro (che, presente in molte realtà italiane, assiste e mette in rete i pazienti con diagnosi di tumori uroteliali) il quale ha raccontato la propria esperienza di contatto con il COR Lombardia e il percorso interiore che lo ha portato prima ad accettare l’intervista epidemiologica per sé stesso, poi a collaborare attivamente con il Registro. Una delle parole usate da Angelo dà un senso speciale alla relazione che si instaura nel percorso dell’intervista epidemiologica: l’operatore propone l’intervista, il paziente può, se vuole, decidere di “confidarsi”.
- E infine: quali insegnamenti traiamo da tutto questo, in termini di indirizzi per la ricerca scientifica, di prevenzione sul campo (informazione, formazione e addestramento; sostituzione di ciò che è pericoloso con ciò che non lo è o lo è “di meno”; aspirazioni localizzate che funzionano; protezioni personali; etc.), di sorveglianza sanitaria degli esposti ed ex-esposti a cancerogeni e (quando, malgrado tutto, i tumori arrivano) di diagnosi precoce efficace?
Riguardo ai metodi didattici:
- durante la prima giornata si sono svolte due esperienze di role-playing per la conduzione di un’intervista epidemiologica a pazienti affetti da tumore;
- nella seconda e nella terza giornata ci si è esercitati su di un set di casi clinici, anche sulla base di uno stile narrativo mutuato, con gli adattamenti del caso, da quello delle “Storie di infortunio” di DORS – Regione Piemonte – ASL TO3.
Riguardo ai temi tecnici solo apparentemente “laterali” al corso, segnaliamo:
- l’approfondimento di Dario Consonni sulle evidenze scientifiche riguardo ai tumori gastrointestinali asbesto-correlati;
- quello di Luca D’Amato che ha presentato una matrice di letteratura gratuita sulle evidenze scientifiche che collegano un agente causale a una specifica sede tumorale e sull’uso dell’intelligenza artificiale per l’analisi della letteratura sui tumori professionali (cosa che consentirà un aggiornamento continuo della matrice);
- quello di Giovanni Falasca riguardo agli usi non scontati degli open data INAIL sulle malattie professionali nel loro assieme e in particolare sui tumori, utilizzando una semplice applicazione disponibile gratuitamente sul sito di CIIP (Consulta Interassociativa Italiana per la Prevenzione).
Il corso è stata anche un’occasione per condividere quanto raccolto dai COR, attraverso le storie di persone che si sono ammalate a causa dell’attività lavorativa. Molte di queste testimonianze hanno permesso di far emergere esposizioni professionali fino ad allora poco conosciute o nascoste, come nel caso della segatura di legno, usata dalla pellicciaia o negli allevamenti, in particolare avicoli. Racconti che, grazie al confronto tra i COR, sono stati condivisi e sono diventati un patrimonio di conoscenze comune.
Il corso rappresenta inoltre un importante momento di riflessione e di scambio tra tutti i Servizi di prevenzione e sicurezza nei Luoghi di Lavoro, i COR e INAIL all’interno di una struttura organizzativa che, nel tempo, si è consolidata in una rete sempre più presente, efficiente e capace di valorizzare e condividere le esperienze di ciascuno.
In calce al corso sono state distribuite copie cartacee del recente, prezioso monografico di Epidemiologia & Prevenzione sui tumori professionali, di cui era stato detto qui.
Roberto Calisti, Lucia Miligi e Carolina Mensi
