Una nota dalla Casa degli RLS di Milano
Per chi non ricordasse la cronaca di quel disastroso 6 dicembre dello scorso anno, ci fu il collasso organizzativo dei reparti di medicina Cure avanzate, Alta intensità e Admission Room, del nuovissimo Dipartimento Emergenza Urgenza “Iceberg” dell’ospedale S. Raffaele di Milano, con chiusura degli accessi al Pronto Soccorso e attivazione della “unità di crisi” interna per mettere in sicurezza una situazione fuori controllo.
All’origine della vicenda, la carenza di personale interno per dimissioni massicce, e l’affidamento del servizio infermieristico ad una cooperativa esterna, i cui operatori però erano risultati privi delle competenze e dell’esperienza necessarie per gestire un reparto ad alta intensità di cura. È avvenuto così che gli operatori non fossero in grado di utilizzare alcune apparecchiature di base o somministrare farmaci che non conoscevano, nella corretta posologia o che non riuscissero a comunicare per la barriera linguistica: il caos.
Il fatto, reso pubblico da un sindacato degli infermieri, ebbe una grande eco sia perché coinvolgeva un importante ospedale privato accreditato del Gruppo San Donato, sia perché confermava le perplessità da tempo segnalate sull’ricorso indiscriminato ad esternalizzazioni e consulenze per affrontare il tema spinoso della carenza di risorse.
Proprio su questo aspetto Margherita Napoletano, storica RLS e RSU del San Raffaele si è spesa da tempo, non solo sotto l’aspetto sindacale occupazionale, ma anche per le importanti ricadute sulla salute e sicurezza degli operatori introdotte delle scelte di esternalizzazione di funzioni e servizi.
Di questo Margherita ha trattato nell’intervista rilasciata a Report, e questo le è costato prima un provvedimento disciplinare e poi il licenziamento.
In questa brutta vicenda il tema, che ha più coinvolto tutti gli RLS della Casa, è la persecuzione del dissenso, l’intento punitivo finalizzato a scoraggiare gli RLS a segnalare quelle scelte che contrastano con le misure di prevenzione per la salute e la sicurezza dei lavoratori e dei cittadini.
Questo, riportato di seguito, è il comunicato rivolto agli RLS che frequentano la Casa degli RLS, ma anche a tutti gli operatori che hanno a cuore la “non delega” e la partecipazione dei lavoratori e delle lavoratrici alla gestione delle misure di prevenzione come soggetti paritari.
Siamo fortemente preoccupati per quanto avvenuto a Margherita Napoletano, che in qualità di RLS del S. Raffaele, ha condiviso con noi l’impegno a diffondere strumenti di rappresentanza (la “cassetta degli attrezzi”) a tutti gli RLS, soprattutto a quelli che sono più isolati e fragili.
Il messaggio è forte e chiaro: la rappresentanza è una concessione non un diritto. La rappresentanza è ammessa se non disturba, se è consenziente e allineata. Se invece esce dai ranghi allora deve essere censurata, che sia in ambito sindacale che in materia di salute e sicurezza.
Se poi gli argomenti con cui vengono rappresentati lavoratori e lavoratrici suonano come un giudizio sull’organizzazione del lavoro, allora la censura non basta, la rappresentanza va annientata.
E questo ci sembra un avvertimento trasversale per chi ancora, come Margherita, volesse ostinarsi a rappresentare il diritto alla salute: salute dei lavoratori costretti a gestire un’emergenza organizzativa prevedibile ed evitabile e, in questo caso, salute anche di cittadini e pazienti.
Continuiamo a credere nel nostro ruolo di rappresentanti dei lavoratori per la sicurezza, e ora più che mai ci impegniamo a condividere strumenti ed esperienze per rendere il ruolo dei RLS più libero e saldo.
Il gruppo promotore della Casa degli RLS

