Il pericoloso nuovo corso kennediano sulle politiche vaccinali e nei CDC
C’era una volta in America un prestigioso ente governativo di prevenzione e controllo delle malattie, i CDC (U.S. Centers for Disease Control and Prevention), punto di riferimento della comunità scientifica internazionale e di chi si occupa di sanità pubblica.
Ovviamente i CDC esistono ancora ma, con l’avvento dell’amministrazione Trump e la nomina del senatore Kennedy a segretario alla salute, la sua autorevolezza si è offuscata, in particolare per le posizioni assunte in materia di vaccinazioni. Nei primi mesi del 2025 in alcuni Stati degli USA si registra un aumento dei casi di morbillo con diversi focolai e alla fine dell’anno si contano 2.242 casi, il valore più alto dal 1992, con 3 decessi, dopo oltre un decennio senza morti da morbillo. Vale la pena sottolineare che gli USA sono stati dichiarati morbillo free dall’OMS nel 2000, raggiungendo l’invidiabile traguardo dell’eliminazione del morbillo che ora, alla luce della forte ripresa della circolazione virale, viene rimesso in discussione. Le dichiarazioni di Kennedy all’inizio dell’epidemia sono titubanti rispetto ad una forte raccomandazione alla vaccinazione come la situazione avrebbe richiesto, come dubbio è l’interesse mostrato verso presunte terapie per i malati di morbillo (non esiste cura per questa infezione) che richiama tristemente alla memoria l’utilizzo, senza alcuna prova di efficacia, di farmaci come l’idrossiclorochina e l’ivermectina per il Covid-19.
Nel mese di settembre, il Presidente Trump annuncia delle importanti novità sulla causa dell’autismo, un disturbo del neurosviluppo su cui la ricerca sta lavorando da anni senza individuarne l’eziologia ma ponendo il fondato sospetto di una genesi multifattoriale in cui i fattori genetici giocano un ruolo fondamentale. Sul banco di accusa finisce il paracetamolo usato in gravidanza, senza alcuna prova scientifica solida a supporto, anzi in spregio ai molti studi che ne attestano la sicurezza. AIFA (Agenzia Italiana del Farmaco), al pari di altre importanti autorità regolatorie del farmaco, dichiara che “Il paracetamolo, ampiamente utilizzato per il trattamento della febbre e del dolore, può essere impiegato durante la gravidanza, se clinicamente necessario. I dati disponibili non evidenziano associazioni con un aumento del rischio di autismo né con malformazioni del feto o del neonato.” È lecito supporre che una notizia falsa su un tema sensibile come farmaci e autismo possa influenzare le gravide con il rischio di sostituire il paracetamolo con farmaci più pericolosi o di non trattare la febbre e provocare danni alla salute fetale.
Ma veniamo alle posizioni vaccinali dei nuovi CDC in cui, incredibilmente, si ritorna a gettare ombre sul legame vaccini – autismo. Nella sezione web Autism and Vaccines, con ultimo aggiornamento il 19/11/2025, si legge che L’affermazione “I vaccini non causano l’autismo” non è basata su evidenze perché gli studi non hanno escluso la possibilità che i vaccini infantili causino autismo. Gli studi a supporto di un legame sono stati ignorati dalle autorità sanitarie.
Dopo 27 anni dalla vicenda Wakefield, il medico inglese, poi radiato, che aveva pubblicato un articolo su Lancet con dati falsi sul legame tra vaccino antimorbillo e autismo nascondendo un gigantesco conflitto di interessi, ritorna l’incubo che aveva gettato nel panico non solo la scienza ma i genitori di tutto il mondo. Ci sono voluti molti anni dalla pubblicazione di quel famigerato articolo nel 1998 per ristabilire la verità, un lungo periodo in cui le coperture vaccinali sono crollate lasciando una scia incalcolabile di infezioni, complicanze e morti. Andando avanti nella navigazione sul sito web, i CDC mettono in dubbio diversi studi che avevano ribadito che non esiste correlazione tra vaccino antimorbillo e autismo. Puntano il dito anche contro l’alluminio, un adiuvante contenuto in alcuni vaccini pediatrici, calcolando che il calendario vaccinale del 2019 esponeva i minori americani all’assunzione di 4,925 mg di alluminio e affermando che in base agli studi esiste una correlazione tra questo adiuvante e l’asma persistente nonché con i disturbi del neurosviluppo. Viene pertanto lanciato un pesante sospetto sulla sicurezza di diversi vaccini dell’infanzia.
Passando dalle dichiarazioni ai fatti, analizziamo come sono stati modificati i programmi vaccinali statunitensi del nuovo corso dei CDC che è iniziato con il licenziamento di tutti i componenti dell’ACIP (Advisory Committee on Immunization Practices), il comitato consultivo che formula le raccomandazioni vaccinali, sostituiti con componenti allineati alle posizioni del segretario Kennedy. L’update della schedula vaccinale per i bambini è stato recentemente pubblicato: Childhood Immunization. Le raccomandazioni sono state suddivise in tre gruppi:
A. Vaccinazioni raccomandate per tutti i bambini, ridotte rispetto al precedente calendario da 17 a 11.
B. Vaccinazioni raccomandate per alcuni gruppi o popolazioni ad alto rischio. In questo gruppo troviamo vaccini che prima erano oggetto di offerta universale e che ora sono raccomandati solo in presenza di fattori di rischio. Vi troviamo vaccini di grande rilevanza per le strategie di prevenzione come, ad esempio, quello contro l’epatite B che viene indicato solo per i figli di donne sieropositive o con stato sierologico sconosciuto, e i vaccini contro il meningococco ACWY e B raccomandati solo ai bambini affetti da patologia ad alto rischio come l’asplenia o l’infezione da HIV. Questa scelta mina le fondamenta delle vaccinazioni come intervento di sanità pubblica che ha l’obiettivo non solo della protezione individuale ma anche dell’intera comunità. Solo con l’offerta universale possiamo proteggere la salute del singolo e contemporaneamente ridurre la circolazione dei patogeni rafforzando l’immunità della popolazione che farà da scudo anche a coloro che per motivi di salute non possono essere vaccinati o che non rispondono ai vaccini.
La protezione dei soli bambini a rischio, pur necessaria, non è sufficiente per ridurre la circolazione dell’agente patogeno a livello di popolazione. Ne è prova il fatto che i casi di meningite e di sepsi da meningococco, a volte con conseguenze drammatiche, li osserviamo in gran parte in bambini e ragazzi sani. Per l’Epatite B è utile ricordare l’esperienza italiana: quando il vaccino negli anni ‘80 era offerto solo alle categorie a rischio non si è osservato alcun impatto mentre quando è stato reso obbligatorio per i nuovi nati e gli adolescenti a partire dagli anni ’90 ha ridotto drasticamente incidenza e prevalenza dell’infezione.
C. Vaccinazioni basate su decisioni cliniche condivise. Nella pratica vaccinale questa indicazione riguarda solitamente vaccini che non rientrano nelle strategie di popolazione in quanto rivolti prevalentemente alla protezione del singolo e per situazioni specifiche. Ne sono un esempio alcuni vaccini offerti ai viaggiatori che si recano in aree a rischio in cui la raccomandazione si basa su una valutazione del rischio multifattoriale che considera sia aspetti epidemiologici (la probabilità di infezione in una determinata area geografica) sia condizioni di salute, conoscenze, comportamenti e percezioni dell’utente. Nello schema dei CDC in questo gruppo sono ricompresi vaccini molto importanti per la protezione dei bambini, prima offerti in modo universale: Rotavirus e Influenza. Il Rotavirus è la principale causa di diarrea grave nei bambini, e prima della vaccinazione di massa negli USA causava ogni anno, secondo dati CDC, 400.000 visite, 200.000 accessi in PS, 50.000 – 70.000 ricoveri, da 20 a 60 decessi. Il caso del vaccino anti influenzale è ancora più eclatante in quanto l’offerta universale nell’età pediatrica era un pilastro storico delle strategie di sanità pubblica dei CDC, che ha ispirato tante autorità sanitarie compreso il nostro Ministero della Salute: tutti i bambini, a partire dai 6 mesi, dovrebbero ricevere il vaccino antinfluenzale annuale, una misura preventiva necessaria dato che i bambini sono i principali diffusori del virus influenzale, oltre a subirne dirette conseguenze in termini di ricoveri e decessi. L’influenza ha un forte impatto sulla salute e sul sistema sanitario: stime CDC del carico di malattia in USA nel 2023/24 (ultima stagione con dati definitivi) segnalano 40 milioni di casi, 470 mila ricoveri, 28 mila decessi. Un bilancio che sarebbe stato molto più pesante senza il contributo preventivo offerto dalla vaccinazione, che gli stessi CDC non mancavano di calcolare. La prevenzione dell’influenza, infine, riduce il consumo di antibiotici necessari per curare le complicanze batteriche che possono sovrapporsi all’infezione, contrastando il fenomeno dell’antibiotico resistenza, una delle principali minacce per la salute pubblica globale.
È possibile prevedere che per effetto del nuovo corso dei CDC, virus e batteri potranno circolare più liberamente in USA, facendo pagare un pesante dazio alla salute della popolazione. La speranza è che questa onda oscurantista e antiscientifica non si propaghi in altri paesi e rimetta in discussione l’enorme valore dei vaccini per la sanità pubblica.
1° febbraio 2026
Marino Faccini


Una risposta
Buongiorno
complimenti, articolo molto interessante. A causa di questa epidemia il Canada lo scorso anno ha perso lo status di morbillo free e anche gli Stati Uniti (oltre che il Messico), dopo decenni, rischiano di perdere nel 2026 a breve lo status di paese morbillo free. Per altro, i dati dell’epidemia in corso a inizio 2026 mostrano, per ora, un trend di casi ancora più elevato che lo scorso anno.
Francesco Marchiori, Verona