Ancora a proposito del bando per il Servizio PSAL dell’ATS Insubria della Regione Lombardia
Già avevamo cominciato a parlarne, esterrefatti, nei giorni scorsi. Poi, via via le prese di posizione si sono moltiplicate, sia nei social che negli scambi di e-mail tra gli esperti ed infine sui media nazionali, con toni che rappresentano un’ampia gamma di reazioni variamente connotate a sconcerto, censura e denuncia.
È pensabile che quando l’ATS Insubria aveva intrapreso una via – con riferimento a norme regionali ma peraltro ulteriormente suggerita dalla Legge 29 dicembre 2025, n. 198 – l’abbia fatto senza ben valutare il significato operativo in funzioni così delicate di una traduzione così grossolana delle possibilità previste dalla norma? Molti si chiedono ora se questo sia stato fatto in maniera inconsapevole e per leggerezza o quanto, invece, fosse attentamente perseguito o, ancora, come la stessa Regione Lombardia potesse esserne estranea.
Il bando contiene, come detto da più parti (v. ai link suggeriti), diversi aspetti critici fino ad altri che paiono inaccettabili, tanto che alcuni ne chiedono la revoca. È vero che l’idea di ricorrere a personale precario per ovviare ai grossi problemi di deficienza di personale del Servizi PSAL è persino inserita in una Legge – la stessa che al contempo garantisce, invece, personale a tempo indeterminato ad INL e INAIL – ma cosa può aver spinto l’ATS a scavalcare vincoli di incompatibilità e considerazioni di opportunità fino a prospettare una subdola privatizzazione delle funzioni di controllo? E, inoltre, ad infliggere uno schiaffo ai medici del lavoro, al punto da prospettarne la sostituzione con specialisti di altre discipline, pur normativamente affini? Se è vero che altri bandi analoghi (v. quello di ATS Milano) presentano una declaratoria formalmente più coerente con la norma rispetto a questo di cui si tratta, occorre però sottolineare che anche in essi le funzioni istituzionali ordinarie cui il personale precario può essere adibito, anche se non di stretta vigilanza, rischiano di perdere la necessaria terzietà, grazie a un potenziale conflitto di interesse che non risulta essere tenuto in alcuna considerazione.
La preoccupazione riguarda, in generale, l’idea di commistione tra pubblico e privato che il bando rivela: che questo avvenga in una Regione, che su questi aspetti in sanità (e non solo) ha sviluppato per prima ed in maggiore consistenza infrazioni del sistema pubblico che poi sono state copiate da altre Regioni, fa temere ancor più che possa costituire un pericoloso precedente anche nell’ambito della prevenzione pubblica, che ne era stato fin qui sostanzialmente risparmiato.
Il problema di fondo è la carenza di risorse dei Servizi PSAL, specie dopo gli anni di definanziamento che li hanno messi in difficoltà, che è notoriamente grave, benché non si disponga tuttora di quel quadro aggiornato delle dotazioni organiche che ci si sarebbe aspettati dal Gruppo Tecnico Interregionale SSL (il cui coordinamento è, peraltro, retto da diversi anni dalla stessa Regione Lombardia) e che sarebbe indispensabile per un ragionamento realistico sulle modalità di ristoro delle stesse oltre che della loro entità.
Oltretutto, i concorsi per l’assunzione del personale di ruolo, quando vengono effettuati, rischiano oggi di andare deserti o di non riuscire ad acquisire professionisti a sufficienza. Non potendo questo essere genericamente attribuito a carenze del numero di professionisti sul mercato, è chiaro che può rivelare piuttosto un calo della attrattività che interessa molti di loro, in parte anche quale esito della concorrenza, sia del privato che di altri enti pubblici (v. lo stesso INL). C’è, forse, anche un problema generale di remunerazione (che riguarda peraltro la gran parte dei lavoratori in Italia) ma l’apertura, dichiarata o meno, alla libera professione del personale (quello già in forza oltre che quello in assunzione precaria) rappresenterebbe una scorciatoia inaccettabile, che tenderebbe ad eludere diversi altri aspetti sostanziali del problema. Tra questi ultimi una parte rilevante è riconducibile alla emergente necessità di revisione del ruolo di alcuni dei professionisti dentro i Servizi, al fine anche di ri-conferire ad esso quel valore sociale e politico che per alcuni decenni è stato motore di motivazione e di gratificazione e che non parrebbe non esserlo più. Oltre al modo talvolta distorto in cui le norme trattano quelle funzioni, alla loro ridotta visibilità sociale, alle rare attenzioni che le stesse ASL/ATS vi assicurano, vorremmo qui sottolineare la necessità che sia rivisitata la formazione dei professionisti, a partire da quella dei medici del lavoro e dei TPALL, alla luce delle ampie trasformazioni intervenute.
Al di là di quali esiti porterà localmente questo pasticcio – che promettiamo di seguire con attenzione – possiamo solo augurarci che, dimostratane la fallacia, il clamore suscitato contribuisca almeno a portare alla giusta attenzione il problema di come ridare forza ai Servizi PSAL, in maniera da garantirne il ruolo indispensabile e indipendente nella prevenzione, e non solo in quella dedicata agli ambienti di lavoro. Tutti aspetti sui quali, oltretutto, si sta procedendo politicamente e amministrativamente senza quel confronto con i soggetti interessati che contribuirebbe, ad esempio, ad evitare cantonate come questa di cui trattiamo.
https://fpcgil.lombardia.it/2026/01/30/sicurezza-lavoro-lombardia-esternalizzazione-controlli-ats/
https://www.medicinademocratica.org/wp/?p=18289
https://www.radiopopolare.it/puntata/popolare-uscitadisicurezza/uscitadisicurezza_05_02_2026_20_29 (nella puntata del 5 febbraio del programma “Uscita di sicurezza” su Radio Popolare a cura di Stefano Ruberto, il tema è trattato dal minuto 40 in poi)

