… e a proposito di vie singolari per coprire i deficit di risorse delle ASL.
L’interessante studio della UIL relativo alle risorse destinate agli SPSAL rende ragione dei numerosi appelli che negli anni la SNOP ha inviato a più parti per evidenziare la carenza di risorse destinate agli SPSAL delle ASL di tutta la penisola.
Pur non sapendo a quale anno lo studio faccia riferimento (2024?), si ritiene che il dato risulti chiaro ed evidente: le ASL destinano briciole del loro bilancio ai Servizi destinati alla tutela della salute e della sicurezza negli ambienti di lavoro, salvo poi piangere lacrime di coccodrillo in occasione di eventi tragici quali sono le morti per infortunio.
Non esiste una sostanziale differenza fra NORD CENTRO e SUD del nostro territorio a riprova di quanto la situazione di carenza sia diffusa.
La domanda che tutti ci facciamo è: “Ma le ASL ritengono che la tutela della salute e della sicurezza nei luoghi di lavoro siano ancora uno dei propri obiettivi di salute?”
O dobbiamo pensare che migliorare le condizioni di lavoro dei lavoratori non porti alcun beneficio e che rappresenti solo una inutile spesa (che infatti viene ridotta al minimo!)
Ritengo inoltre che, pur di fronte a questo desolante panorama nazionale, il Sud paghi in maniera più pesante questa tragica carenza, in genere infatti i Servizi del Sud partono da una condizione storica e cronica di carenze di personale e di risorse che meriterebbero un impegno straordinario che purtroppo non si vede.
Il Ministero, in coerenza con il suo mandato e sulla base di quanto affermato nel documento “Strategia Nazionale in materia di salute e Sicurezza nei luoghi di lavoro 2026-30”, potrebbe fare molto realizzando un sistema di controllo della spesa delle Regioni efficace ed efficiente, anche al fine di monitorare l’iter dell’obiettivo del personale indicato del citato documento che indica 34 operatori a tempo indeterminato ogni 100.000 occupati.
Paolo Ravalli
Nel mentre ci occupavamo del commento a questo studio, in tema di risorse dei Servizi PSAL della ASL/ATS abbiamo scoperto, pur tardivamente, il bando di selezione per l’ATS Insubria della Regione Lombardia “per l’acquisizione di personale aggiuntivo con incarico di prestazione d’opera professionale nell’ambito del Servizio prevenzione e sicurezza negli ambienti di lavoro in applicazione della D.G.R. N. XII/4183 del 7 aprile 2025” che aveva scadenza 9 gennaio 2026. I fondi ai quali fa riferimento la delibera regionale citata sono ovviamente i “proventi derivanti da sanzioni irrogate alle imprese per violazione delle norme a tutela della salute e della sicurezza, a norma dell’art. 13, comma 6, d.lgs. 81/2008”.
L’avviso pubblico di selezione era rivolto ai profili professionali: dirigente medico (1), ingegnere (2), statistico (2) e infermieri (2). L’incarico, della durata di 3 anni, prevede per tutti i profili prestazioni per un massimo di 1.100 ore annue che “saranno articolate secondo una logica di flessibilità funzionale alle attività da svolgere, da definire d’intesa con il Direttore della Struttura Complessa Prevenzione e Sicurezza negli Ambienti di Lavoro.” Il compenso “omnicomprensivo ed al lordo delle ritenute di legge” è pari a € 100,00/ora per il profilo di medico e € 30,00/ora per tutti gli altri profili. A questo proposito è anche da sottolineare che l’inserimento di personale con contratti e retribuzioni differenziate rispetto a quelli già presenti, notoriamente rischia di creare condizioni di disparità e produrre riflessi a livello organizzativo e sul clima lavorativo.
Così, mentre l’INL, forte di reiterati dispositivi di legge ad hoc, procede all’assunzione di numerosi ispettori a tempo indeterminato – anche se non con piena soddisfazione, purtroppo – le “povere” ASL corrono ai ripari, per quel che possono, attingendo ai fondi ex 758 e lanciandosi alla ricerca di personale precario (chiamiamolo con il suo nome) “a partita IVA”, nel tentativo di tappare i grandi buchi che questi ultimi anni hanno prodotto in quest’area funzionale. Con la prospettiva, oltretutto, di un impiego complicato dei nuovi assunti presso i Servizi PSAL: oltre ai lunghi tempi di formazione necessari perché alcuni di loro siano operativi, è da considerare il vincolo, che alcune Regioni hanno ribadito, della non opportunità quando non del divieto della assegnazione della qualifica di UPG a personale precario, con ricadute operative immaginabili in casi come questi.
Non abbiamo elementi ovviamente per entrare nel merito delle figure per le quali è prevista l’acquisizione di personale aggiuntivo, che discenderanno dai fabbisogni della struttura organizzativa, ma certamente un aspetto ci ha stupito: che per il dirigente medico sia richiesta indifferentemente la specializzazione in medicina del lavoro, igiene o in medicina legale. Il bando dell’ATS Insubria si avvale curiosamente delle “affinità” (DM 31 gennaio 1998?) tra le discipline di medicina del lavoro, igiene e medicina legale per aprire il bando a queste altre specializzazioni oltre che alla medicina del lavoro, sorvolando sulla non intercambiabilità delle competenze. Il precedente, operato dall’art. 38 del D.Lgs. 81/08 per il ruolo di medico competente, richiede peraltro un adeguamento tramite percorsi formativi universitari (v. art. 38 comma 2) che qui nemmeno è citato. Immaginiamo che anche l’operatività di eventuali specialisti non medici del lavoro nei Servizi di destinazione ne risentirebbe sicuramente.
E non è nemmeno il primo tentativo di erosione delle prerogative dei medici del lavoro dei Servizi pubblici!
A margine, ma non irrilevante, rimane l’ipotesi che si preveda anche la possibilità della libera professione, che aprirebbe un ulteriore fronte di disparità tra il personale e riproporrebbe questioni di inopportunità se non di incompatibilità.
Tutto questo per riaffermare come il problema delle risorse della Prevenzione ed in particolare di quella dedicata alla SSL, non possa essere confinato all’elemento quantitativo ma debba essere attentamente considerato in merito alla tipologia dei contratti e delle figure professionali interessate e alla loro formazione, evitando pericolose e inefficaci scorciatoie che potrebbero aggravare le condizioni in cui versano molti di quei Servizi.
Se i concorsi finalizzati all’acquisizione di personale per i Servizi PSAL di recente non sono attrattivi non può essere solo una questione economica, ma riguarda molto il valore riconosciuto a quei professionisti e a quei ruoli e attiene anche alla formazione finalizzata, che oggi – per alcune delle figure interessate – non parrebbe non del tutto concordante con i fabbisogni specifici dell’area operativa.
Tutto questo mentre, colpevolmente, il “sistema Regioni-ASL” da lungo tempo non riesce a dare un quadro reale non solo delle risorse a disposizione delle ASL ma anche delle attività svolte, informazioni che parrebbero invece indispensabili per qualsiasi ragionamento sulle forze in campo per la prevenzione!
https://www.uil.it/documents/Studio%20Uil%20su%20fondi%20Asl%20per%20sicurezza%20sul%20lavoro.pdf


Una risposta
Si stanno ampliando le reazioni all’avviso pubblico di selezione di “personale aggiuntivo con incarico di prestazione d’opera professionale nell’ambito del servizio prevenzione e sicurezza negli ambienti di lavoro” dell’ATS Insubria della Regione Lombardia. In attesa di riprendere alcuni argomenti che la stessa e le reazioni hanno sollevato, ne segnaliamo qui due significative:
https://www.medicinademocratica.org/wp/?p=18289
Il fatto quotidiano: “Sicurezza sul lavoro, le ispezioni? Affidate a privati in partita IVA che intanto possono lavorare per le aziende” (https://h7.cl/1iM-x)