Una riflessione di Vincenzo Cottinelli
Vogliamo rilanciare qui, con il suo cortese consenso, alcune brevi e interessanti riflessioni sugli esiti mediatici della tragedia dei cinque italiani durante un’esplorazione subacquea alle Maldive che Vincenzo Cottinelli (già magistrato a Brescia oltre che noto artista fotografo) ha postato sul suo profilo facebook https://www.facebook.com/v.cottinelli/?locale=it_IT. È certo difficile, invece, entrare nel merito del grave incidente anche in considerazione di alcune esasperazioni mediatiche che non hanno favorito certo un corretto inquadramento della vicenda. Non dimentichiamo che, pur con la necessità di chiarirne i dettagli, le persone morte (e certo anche il sub deceduto nelle operazioni di recupero) appartenevano a una categoria di lavoratori caratterizzata da proprie condizioni di rischio occupazionale nell’ambito di una o più organizzazioni. E in tal caso sarebbe l’evento sarebbe da inserire “dentro” il complesso degli infortuni sul lavoro e non di assumerlo come “altro”.
La scomparsa di cinque italiani alle Maldive nell’incidente durante un’esplorazione subacquea lascia dispiaciuti e sconcertati. Una passione (a quanto pare) non nociva né dannosa, girata in tragedia. Ne nascono anche alcune riflessioni sull’informazione (mi riferisco alle prime pagine online dei due principali quotidiani, Corriere e Repubblica di oggi 15 maggio, mattinata e primo pomeriggio): ciascuno ha in apertura una decina di titoli: la notizia del fatto, lo stato dei soccorsi, testimonianze di soccorritori, casi precedenti, ipotesi sulle cause (eccesso di ossigeno?), finalità dell’esplorazione, schede biografiche di ciascuno dei dispersi, notizie sugli accompagnatori e sullo yacht che li portava, e così via). Non ho idea di quante pagine cartacee vi corrispondano, ma si deve prendere atto della efficienza e delle energie dispiegate dal giornalismo italiano, certo anche a vantaggio della prevenzione di eventi simili e a informazione circa l’esistenza di quel tipo di passione esplorativa (confesso che la ignoravo).
Comunque, la ricchezza di dati forniti in questo caso fa pensare a un possibile identico impegno a proposito dei morti sul lavoro (anche solo nei casi clamorosi di più coinvolti nel medesimo incidente o di eventi di speciale atrocità, o di infortuni in più cantieri nella stessa giornata). Descrizione accurata delle circostanze, informazione di un esperto imparziale sulle norme di sicurezza applicabili, caratteristiche e storia del cantiere e dell’impresa, condizione previdenziale e sociale del lavoratore e dei suoi colleghi, magari notizie sulla famiglia e sulla sua carriera. Opera non facile, certo, dati i forti interessi a coprire cause e circostanze, ma quanto utile sarebbe (invece del solito generico “caduto dall’alto” o “schiacciato/afferrato da un macchinario”) sapere per esempio se caduto da ponteggio (con parapetto?) o se camminando su un tetto o su lastra di copertura sfondatasi (cintura di sicurezza?), o se ghermito da organi in movimento non segregati? Si legge perfino (da sempre) di più morti, a catena, asfissiati “che non avevano la mascherina” (!) senza dire che i locali a rischio gas vanno bonificati prima di entrarci o vanno usati autorespiratori ermetici. In qualche caso si vede questa capacità informativa, soprattutto per la spinta del sindacato e della società civile; ma sarebbe tanto utile alla prevenzione e forse anche eticamente lodevole vederla attuata sempre e meglio, quasi una rubrica (purtroppo) quotidiana.
Vincenzo Cottinelli, ex Pretore penale del lavoro.
Di Vincenzo Cottinelli, SNOP aveva pubblicato un articolo sul tema del recente referendum sulla giustizia: https://snop.it/snop-e-il-referendum-sulla-giustizia/

