I contenuti della riforma della giustizia, che saranno sottoposti a referendum il 22 e 23 marzo, ci preoccupano come cittadini ma anche, nello specifico delle nostre attività, per le ricadute che essi potrebbero avere sulla tutela dei diritti alla salute e alla sicurezza dei lavoratori e delle lavoratrici. Temiamo che le modifiche costituzionali che la riforma comporterebbe potrebbero toccare principi basilari quali quello della divisione dei poteri (legislativo, esecutivo, giudiziario) che riteniamo necessaria e fondamentale per la nostra democrazia; in linea generale, pensiamo che un provvedimento che “affronta” e modifica 7 articoli delle Costituzione dovrebbe non solo essere soggetto a referendum ma meriterebbe una diffusa ed adeguata “illustrazione” e conseguentemente l’attivazione della massima partecipazione consapevole di tutta la popolazione.
Senza entrare qui negli aspetti più tecnici della riforma, non vogliamo prescindere da un accenno alle profonde convinzioni democratiche che riteniamo essenziali anche per affrontare efficacemente e in maniera equa le materie di cui ci occupiamo, a partire dalla salute e sicurezza sul lavoro, dalla prevenzione in tema ambientale fino alla salute tutta delle persone. Per cercare di offrire elementi di interesse sulla questione, abbiamo chiesto al dott. Vincenzo Cottinelli – già magistrato presso la Pretura di Brescia e impegnato allora in numerose inchieste in materia di salute sul lavoro e collettiva – di fornirci alcune riflessioni su questi specifici temi. Nel mentre rimandiamo qui al suo intervento più generale sulla riforma e sul referendum (“Ragionare e votare no al referendum)”, riportiamo di seguito le considerazioni che ha avuto la cortesia di inviarci e che ha pensato come un’appendice a quello.
DIRITTI DEI CITTADINI, INTERESSI COLLETTIVI, TUTELA DEL LAVORO.
di Vincenzo Cottinelli
La riforma cui ci opponiamo, benché incida sulla disciplina dell’Ordine Giudiziario e quindi sullo statuto dei singoli magistrati, tocca profondamente i diritti e gli interessi di tutti i cittadini e in specie dei lavoratori. Un Consiglio Superiore della Magistratura indebolito, nel modo che si è visto, rende ogni magistrato molto più esposto ad attacchi personali mediatici e politici e ad azioni disciplinari pretestuose, su spinta dei poteri forti e di interessi politici.
Quando il CSM è umiliato dalla composizione per sorteggio, il magistrato non si sente difeso nella sua indipendenza di giudizio, è più fragile nell’applicare la legge; quando è soggetto a un processo disciplinare non garantito, teme per la sua carriera, per i trasferimenti, per il posto. Il magistrato, per applicare la legge a tutti in modo uguale, non deve avere né speranza (di favori) né paura (di sanzioni): questi i parametri che da sempre reggono la civiltà democratica e che questa riforma distrugge. Ogni processo, ogni vertenza, può avere di fronte parti e interessi di diverso peso e il giudice deve essere libero di decidere senza condizionamenti. Il singolo acquirente (o inquilino) di un appartamento e la società immobiliare; il consumatore e il colosso alimentare; il raider e il grande distributore; l’operaio soggetto a rischi e la grande fabbrica; ogni utente di strutture pericolose realizzate con appalti truccati; gli intossicati da sostanze nocive; il cittadino danneggiato da favoritismi o omissioni di pubblici poteri corrotti. Gli esempi possono essere infiniti. Tutti portano alla necessità che il giudice sia indipendente e rigoroso. Nella tutela del lavoro ciò ha particolare importanza data la delicatezza e le grandi difficoltà anche tecniche delle indagini e delle valutazioni. Basta poco perché subentri la sciagurata logica della fatalità, è facile che il profilo delle responsabilità scivoli in basso, senza toccare scelte strategiche dei vertici aziendali; più difficile allargare le indagini a impianti e sostanze nocive la cui disciplina comporterebbe oneri economici alle imprese; rischioso per il magistrato prendere provvedimenti cautelari (sequestri o fermo di impianti) anche se necessari per la tutela dell’ambiente e della salute. Un calo di indipendenza renderà ancora più bassa la già fiacca incidenza della magistratura in questi settori, e, a cascata, frustrerà il lavoro di ispettori e operatori della prevenzione. Perciò tutti questi sono coinvolti nella vicenda referendaria per dire un grande NO alla riforma. Il futuro, pur nella sperata vittoria del NO, non si profila sereno perché l’attuale Governo è profondamente ispirato dalla criminale idea della deregulation. Perciò sarebbe utile che tutti gli operatori mantenessero rigorosamente fede ai loro attuali obblighi: di denuncia (per i pubblici ufficiali e incaricati di pubblico servizio – di referto per i sanitari) e di rapporto (per gli ufficiali di polizia giudiziaria). Quale che sia l’esito di questi flussi di notizie, si tratta di una utile pressione istituzionale verso il tassativo dovere di cui all’art.41 della Costituzione (controllo delle iniziative economiche dannose) e stimolo al ruolo della Giustizia, da non umiliare.
Febbraio 2026
Sugli stessi temi vogliamo segnalare l’intervento di un altro magistrato con grande esperienza anche in tema di salute e sicurezza sul lavoro, Beniamino Deidda, “Referendum: la riforma distrugge l’autogoverno dei magistrati” e quello del grande epidemiologo Rodolfo Saracci, su Scienza in rete “Occhio alla salute: perché votare No al referendum sulla giustizia”.
Le considerazioni di SNOP
Nelle professioni e nei ruoli che ricopriamo o abbiamo ricoperto nella prevenzione pubblica, i rapporti con la magistratura, in particolare con quella requirente, sono frequenti, condividendo con essa gli interessi nella tutela della salute dei cittadini e questo ha fatto sì che molte battaglie per la salute siano state condotte fianco a fianco. Le collaborazioni, ad esempio, tra le strutture di prevenzione del SSN e la magistratura sono state determinanti in molte situazioni, con esiti che spesso sono stati di grande significato, sia in termini di giustizia che di prevenzione. Nel rispetto delle rispettive prerogative, occorre riconoscere che il ruolo degli operatori della prevenzione impegnati come u.p.g è stato spesso sostenuto e talvolta reso possibile proprio da una magistratura indipendente che conduceva le indagini. Questo pur senza nascondere che, nel complesso e talvolta complicato rapporto tra p.g. di altri enti e PM, esistono difficoltà che dovrebbero essere affrontate da una parte e dell’altra.
Il quadro nazionale risente certamente delle deleterie e persistenti differenze territoriali del SSN non meno che delle disomogeneità esistenti anche a livello delle strutture giudiziarie. Ciò non toglie che la funzione della magistratura requirente costituisca un riferimento essenziale per l’azione delle strutture di prevenzione che, a vari livelli e in diverse materie, svolgono funzioni di vigilanza. Particolarmente incisiva è la collaborazione in materia di prescrizioni per la mancata applicazione del D.Lgs. 81/08, nelle indagini su infortuni e malattie professionali o nella lotta al lavoro irregolare e al caporalato. Occorre infine considerare che le componenti repressiva e di giustizia legate alle azioni di controllo e che fanno riferimento alla magistratura, svolgono anche un’azione di forte deterrenza di cui la prevenzione collettiva si può avvalere per le proprie finalità.
Conosciamo, per effetto di queste esperienze, alcuni dei problemi che affiggono la Giustizia nel nostro Paese, sia in fase inquirente che in fase giudicante. Abbiamo toccato con mano in diverse occasioni le difficoltà organizzative, di risorse, di dotazioni strumentali, di supporto amministrativo ecc. che i PM incontrano nel loro delicato lavoro. Tanto da esserci fatti delle precise convinzioni in merito a quali possano essere le fonti degli ostacoli ad una gestione efficace di quelle funzioni, ostacoli che nella riforma approvata dal governo non ci paiono per nulla affrontati.
Vista da qui e per le finalità che vengono affidate al nostro ampio e molteplice lavoro di prevenzione, verrebbe da augurarsi che una riforma della giustizia si occupasse di ben altri aspetti: problemi che il giorno dopo l’approvazione di questa riforma rimarrebbero immodificati se non aggravati, non fosse altro che per le risorse che mancherebbero ancora perché impiegate su altri ambiti.
Temiamo che possa essere messa in discussione l’autonomia del ruolo del PM e in pericolo la sua imparzialità, nel compito di vigilare sull’osservanza delle leggi a tutela di interessi collettivi quali quelli legati alla salute dei cittadini, con conseguenze inevitabili sugli organi di vigilanza pubblici, ad esempio quelli del SSN o delle ARPA, che con quella funzione si rapportano e di quel supporto non possono fare a meno. Temiamo, altresì, che a queste possano seguire pericolose modifiche relative alla stessa funzione di p.g. (ad esempio nelle ASL, nello stesso INL, nei VVF) che, svincolandola in parte dalla magistratura, sarebbero tali da renderla più facilmente soggetta a condizionamenti culturali, politici o economici.
Ci siamo fatti la convinzione che questa riforma della giustizia, in particolare attraverso l’indebolimento di alcuni organi di controllo e per i possibili effetti sull’indipendenza della magistratura, possa comportare arretramenti anche per quanto concerne la tutela della salute pubblica.
Addendum 19/03/26
Sul referendum sulla giustizia, si segnala la pubblicazione giorni fa dell’articolo “La legge costituzionale sulla separazione delle carriere può far male alla salute” di Luigi Bisanti e Rodolfo Saracci sulla rivista Epidemiologia&Prevenzione


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