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Pensano che la solidarietà e la partecipazione siano ancora valori indispensabili.

In ricordo di un medico del lavoro greco

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Στη μνήμη ενός Έλληνα γιατρού εργασίας

Il vecchio anno, poco prima di finire, si è portato via a 77 anni al Pireo in Grecia, l’amico di alcuni di noi, un medico del lavoro.

Avevamo conosciuto Stelios Kostopoulos (nella foto) a Verona dove aveva frequentato la scuola di specializzazione in medicina del lavoro e si era specializzato nel 1986, con una tesi sulla tutela di salute e sicurezza sul lavoro in Grecia.

Aveva avuto una storia personale complicata e sofferta. Nato in un paesino dell’antica Tessaglia in una famiglia di agricoltori di modeste possibilità, aveva studiato dapprima a Lamia. Poi, per sottrarsi alle persecuzioni del regime dei colonnelli (1967-74), lui comunista (e lo fu fino alla fine), fu costretto a fuggire dal suo Paese, dapprima in quella Svezia che in quegli anni accoglieva molti esuli come lui e infine in Italia, prima a Perugia e poi a Palermo, dove si manteneva agli studi con lavoretti di lavapiatti o altro.

A Verona arrivò nel 1980: la situazione politica in Grecia era finalmente cambiata e ci poteva tornare.

La sua passione per la medicina del lavoro si sposava bene con la sua fede politica e l’interesse per il bene dei lavoratori e di quello che lui ha sempre chiamato “il popolo” (ο λαός). Voleva imparare la disciplina e acquisire tutto quello che serviva perché riteneva di avere una missione: quella di portarla in Grecia, di realizzare là alcune delle esperienze che stava conoscendo nell’Istituto di Verona e nei Servizi pubblici PSAL del territorio veneto.

Il ritorno nel suo Paese non fu facile in vista dei suoi obiettivi: i governi che si succedevano non dimostravano grande attenzione al tema e nemmeno al recepimento delle direttive europee che avrebbero potuto fornire l’occasione per innovare. Unione europea nella quale, peraltro, non aveva molto fiducia e della quale discuteva spesso con me, che cercavo di mostrargli gli avanzamenti nel nostro settore che avrebbe potuto produrre. Negli ultimi anni, dopo la grave crisi successiva al 2008 e le dure azioni imposte alla Grecia dalla “troika” per l’attuazione del “Memorandum”, ebbe la gentilezza di non calcare la mano nei miei confronti quando mi chiedeva: “era questa l’UE?”

Pur con un supporto politico e sindacale non sempre efficace, si batté per molto tempo affinché quella che lui chiamava “medicina del lavoro” – ma che conteneva tutta la prevenzione nei luoghi di lavoro – si realizzasse anche in Grecia, così come lui riteneva fosse realizzato in Italia.

Si rese conto presto che il modello dei Servizi territoriali che si era costituito con buoni risultati in Italia, non trovava terreno favorevole nel suo Paese, dove le funzioni erano saldamente affidate all’Ispettorato del lavoro. Dopo un periodo di lavoro al Centro di Fisiologia e Patologia del Lavoro (KEFPE)  dell’ente assicurativo nazionale (IKA), durante il quale si occupò in particolare delle intossicazioni da piombo nei lavoratori addetti alla produzione di batterie, l’opera sua e di altri medici del lavoro, unitamente alla pressione politica e sindacale, portò infine, nel 1999, alla creazione del primo “dipartimento” nazionale di medicina del lavoro e di protezione ambientale, presso l’Ospedale Generale Triasio ad Eleusina (nei pressi della grande zona industriale del Pireo), di cui fu direttore fino al 2016.

Da lì avviò interventi sul territorio di competenza per raccogliere dati epidemiologici sulle malattie professionali e realizzò nel 2003 un importante studio scientifico sulle esposizioni ambientali e sulle condizioni di salute dei lavoratori addetti alla sabbiatura, in collaborazione con i vari reparti dell’ospedale, con l’Istituto Ellenico di Salute sul Lavoro (ELINYAE, un ente a conduzione bilaterale), e con l’associazione ellenica dei sabbiatori.

Convivendo con grande determinazione con un importante problema di salute, si impegnò sia nella clinica per l’accertamento di malattie professionali sia nelle indagini sulla salute dei lavoratori oltre che sugli effetti dell’inquinamento ambientale nella popolazione cittadina, lottando per ottenere fondi (anche tramite l’UE) per gli stessi.

Nel giugno del 2010 riuscì ad organizzare quel “Primo Convegno Greco-Italiano di Medicina del Lavoro”, a cui aveva pensato da tempo proprio per favorire il confronto tra le due diverse realtà nazionali, e che fu realizzato in collaborazione con gli Istituti di medicina del lavoro di Verona e di Brescia e a cui parteciparono anche i Servizi PSAL di Verona e di Trento.

Per alcuni anni fece parte anche della commissione universitaria che esaminava i candidati e conferiva i diplomi di specializzazione in medicina del lavoro.

Lo passavo ancora a trovare una-due volte all’anno nel quartiere popolare di Neapolis (Nikea, Pireo) dove viveva e ci si intratteneva parlando della situazione nei nostri Paesi, delle novità in materia di salute e sicurezza sul lavoro, dei mutamenti nel mondo, dei nostri comuni amici: lui nel suo italiano via via più stentato che cercavo di supportare con il mio incipiente greco.

Possiamo dire che Stelios Kostopoulos è riuscito a lasciare una traccia importante in materia di medicina del lavoro e di tutela della salute sul lavoro in Grecia, anche se la condizione odierna su questi temi rimane ancora problematica (in particolare per denuncia e riconoscimento delle malattie professionali), dopo i difficilissimi anni per i cittadini e per le istituzioni elleniche legati alla grave crisi economica.

 

Graziano Maranelli

Ringrazio per la collaborazione alla stesura di questo breve ricordo, la moglie di Stelios, Ghiota, la figlia Dimitra e i medici del lavoro Babis Alexopoulos e Spyros Drivas oltre a Manuela Peruzzi.

L’immagine in copertina era nella locandina del “Primo Convegno Greco-Italiano di Medicina del Lavoro” ed è quella di una vetrata, dal titolo “Paesaggio industriale”, creata dall’artista Ghiota Iakobidou, moglie di Stelios.

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