In alcuni quotidiani (Corriere della Sera, Il Fatto quotidiano, Il Secolo XIX) nei giorno scorsi sono apparsi brevi resoconti su un ennesimo atto di violenza dei narcotrafficanti in Messico. Ma ciò che nessuno ha ricordato è che “Felina” (nome vero Maria del Rosario Fuentes Rubio) era anche un medico del lavoro Felina era infatti una attivista, medico del lavoro e giornalista messicana, sequestrata il 15 ottobre e poi torturata e uccisa dai narcos a Tamaulipas, nel nord del Messico, città dove si scontrano il cartello degli Zetas e quello del Golfo. Da anni oltre al suo lavoro quotidiano era una delle amministratrici di Valor por Tamaulipas (tradotto ‘Coraggio per Tamaulipas’ ndr), un hub di notizie con più di 100mila follower su Twitter e oltre mezzo milione su Facebook.
Così Maria usava i social network per denunciare la malavita legata alla droga nel suo Paese ma soprattutto ogni giorno incitava la gente a uscire dal silenzio, da quell’omertà che rende complici. I narcos hanno scoperto la sua identità dopo quasi un anno e mezzo di ricerche: un cartello aveva distribuito centinaia di volantini in tutta Tamaulipas con cui annunciava una ricompensa di 600mila pesos (circa 40mila euro) per chi avrebbe fatto i nomi. E’ morta vittima dei narcotrafficanti dello stato di Tamaulipas: sequestrata, torturata, uccisa, e uccisa una seconda volta utilizzando il suo Twitter per dissuadere gli onesti dal combattere la mafia.

