NOI SIAMO
QUELLI CHE...

Pensano che le informazioni sullo stato di salute delle persone e delle comunità, sulle malattie e gli infortuni, sulle cause di entrambi...costituiscano una premessa indispensabile per fare prevenzione;
Offrono alle istituzioni, ai corpi intermedi della società...valutazioni, proposte, azioni di informazione e formazione con l'intento di partecipare...;
Non hanno conflitti di interesse...per cui sono liberi di dire ciò che pensano
Comunicano in modo trasparente...
Non hanno tra gli obiettivi prioritari la difesa di categorie o di singole figure professionali...
Cercano un continuo confronto con le altre Società scientifiche che operano nel mondo della prevenzione...
Non hanno mai smesso di credere nella necessità di un sistema pubblico di prevenzione diffuso in tutto il paese, in grado di garantire il diritto alla salute e di contrastare le diseguaglianze.
Pensano che la solidarietà e la partecipazione siano ancora valori indispensabili.

Morire per le olimpiadi

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L’infortunio da freddo del vigilante precario a Cortina: 55 anni, in un gabbiotto di lamiera con una stufetta. Ma i DPI antifreddo obbligatori?

Gli sciatori hanno tessuti tecnici … ma i lavoratori no?

Ovunque ci sono telecamere ma bisogna mandare un povero cristo ogni due ore a verificare che tutto sia in ordine in un impianto delle Olimpiadi Milano-Cortina?

E nell’intervallo?

È assurdo e ancora una volta profondamente ingiusto, con tutti i soldi che sono in ballo!

Lalla Bodini

 

A queste Olimpiadi Invernali (forse ormai a tutte?) si associano un grande circo mediatico e un grande giro di affari pubblico-privati nei cui contesti è difficile che trovino cittadinanza temi terra-terra come quelli dei diritti dei lavoratori, compreso quello a tornare a casa tutti e interi e, prima ancora, vivi dopo un turno di servizio. Di una morte per assideramento, quale prezzo per una vigilanza notturna in solitaria, a tutela di un impianto sportivo, non ci si sarebbe dovuti occupare a priori nell’ambito di una valutazione dei rischi? Chi è il datore di lavoro del sorvegliante morto? In quale catena di appalti è collocato il rapporto di lavoro tra questi due “soggetti della prevenzione”? Il sorvegliante morto aveva ricevuto una formazione adeguata a operare in sicurezza in condizioni climatiche fredde estreme? Era stato previsto un sistema di allerta in caso di malore e un associato sistema di soccorsi tempestivi? E così via. A noi di SNOP preme, prima ancora che vengano date tutte le risposte tecniche e giuridiche, di gridare con forza che la solitudine e l’isolamento dei lavoratori sono un rischio, potenzialmente anche grave e mortale. Non lasciamo che i lavoratori rimangano soli, non rimaniamo soli.
Roberto Calisti

 

“Semplicemente”, viene subito da pensare questo:

  • Prevenzione primaria: eliminazione del rischio, sorveglianza a distanza (drone, telecamera…).
  • Prevenzione secondaria: camper attrezzato e riscaldato o roulotte o altre case mobili, ed abbigliamento per basse temperature, DPI
  • Prevenzione terziaria: accertamenti sanitari.

Manuela Peruzzi

Cogliamo l’occasione per segnalare, tra i molti, alcuni interventi significativi:

https://www.diario-prevenzione.it/2026/01/11/cantieri-olimpiadi-di-cortina-i-lavoratori-non-possono-morire-di-freddo/

https://www.repertoriosalute.it/rassegna-internazionale-gennaio-2026/ (con utili link a siti internazionali dove trovare indicazioni di prevenzione)

https://www.collettiva.it/copertine/lavoro/cortina-muore-durante-la-vigilanza-notturna-nel-cantiere-olimpico-bfggjbff

https://www.inail.it/portale/it/inail-comunica/news/notizia.2026.01.rischi-e-prevenzione-per-il-lavoro-al-freddo.html

 

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