Con la ricostruzione di un infortunio in ambito ferroviario raccolta da alcuni RLS
Quello delle “Storie di infortunio” di DORS continua a essere definito, sul sito del Centro, come un “progetto”: ma è divenuto in effetti un vero e proprio “programma”, robustamente strutturato in forza della sua ammirevole continuità temporale (è nato nel 2012) ed etico-metodologica (“raccontare per prevenire” con grande attenzione alla scrittura e all’efficacia comunicativa) intrecciata ad un’intrigante capacità di evolvere mantenendo un’identità definita e riconoscibile. Come la nave di Teseo: pensiamo che, per quanti pezzi di tela e di fasciame possano essere stati cambiati nel corso degli anni, ciò che ancora oggi sta navigando è sempre, inequivocabilmente, “quella nave lì”.
Le “Storie di infortunio” di DORS sono arrivate a essere 119, con diverse particolarità tra le ultime.
Una (la n. 104) rievoca la vicenda della “Phos Italiana”, una fabbrica di fiammiferi che usava fosforo bianco e che esplose che il 15 marzo 1924, uccidendo 21 persone in gran parte ragazze adolescenti.
Un’altra (la n. 106) narra la tragedia della discoteca “Lanterna azzurra” di Corinaldo come l’ha vissuta una lavoratrice: una ragazza che faceva la guardarobiera “a chiamata”.
Un’altra ancora (la n. 115) affronta un infortunio mortale avvenuto a bordo della nave-scuola Amerigo Vespucci: è stata scritta da un tecnico della prevenzione di una ASL/ATS e da un contrammiraglio “già comandante dell’Amerigo Vespucci”.
Quella pubblicata più di recente (per l’appunto la n. 119, è uscita il 29 dicembre scorso) è stata scritta da due RLS del comparto ferroviario che si sono confrontati, nell’ambito di una comunità di pratica “mista”, con operatori dei Servizi Pubblici per la Prevenzione e la Sicurezza dei Lavoratori, operatori dei Patronati Sindacali e altri.
Buona lettura, buona prevenzione: e soprattutto, “buon vento”.

