NOI SIAMO
QUELLI CHE...

Pensano che le informazioni sullo stato di salute delle persone e delle comunità, sulle malattie e gli infortuni, sulle cause di entrambi...costituiscano una premessa indispensabile per fare prevenzione;
Offrono alle istituzioni, ai corpi intermedi della società...valutazioni, proposte, azioni di informazione e formazione con l'intento di partecipare...;
Non hanno conflitti di interesse...per cui sono liberi di dire ciò che pensano
Comunicano in modo trasparente...
Non hanno tra gli obiettivi prioritari la difesa di categorie o di singole figure professionali...
Cercano un continuo confronto con le altre Società scientifiche che operano nel mondo della prevenzione...
Non hanno mai smesso di credere nella necessità di un sistema pubblico di prevenzione diffuso in tutto il paese, in grado di garantire il diritto alla salute e di contrastare le diseguaglianze.
Pensano che la solidarietà e la partecipazione siano ancora valori indispensabili.

Messico, una notizia terribile: i narcotrafficanti uccidono una attivista medico del lavoro

Condividi con:

Facebook
Twitter
WhatsApp
Email
Stampa

Tempo di lettura: < 1 minuto

Tempo di lettura: < 1 minuto

In alcuni quotidiani (Corriere della Sera, Il Fatto quotidiano, Il Secolo XIX) nei giorno scorsi sono apparsi brevi resoconti su un ennesimo atto di violenza dei narcotrafficanti in Messico. Ma ciò che nessuno ha ricordato è che “Felina” (nome vero Maria del Rosario Fuentes Rubio) era anche un medico del lavoro Felina era infatti una attivista, medico del lavoro e giornalista messicana, sequestrata il 15 ottobre e poi torturata e uccisa dai narcos a Tamaulipas, nel nord del Messico, città dove si scontrano il cartello degli Zetas e quello del Golfo. Da anni oltre al suo lavoro quotidiano era una delle amministratrici di Valor por Tamaulipas (tradotto ‘Coraggio per Tamaulipas’ ndr), un hub di notizie con più di 100mila follower su Twitter e oltre mezzo milione su Facebook.

Così Maria usava i social network per denunciare la malavita legata alla droga nel suo Paese ma soprattutto ogni giorno incitava la gente a uscire dal silenzio, da quell’omertà che rende complici. I narcos hanno scoperto la sua identità dopo quasi un anno e mezzo di ricerche: un cartello aveva distribuito centinaia di volantini in tutta Tamaulipas con cui annunciava una ricompensa di 600mila pesos (circa 40mila euro) per chi avrebbe fatto i nomi. E’ morta vittima dei narcotrafficanti dello stato di Tamaulipas: sequestrata, torturata, uccisa, e uccisa una seconda volta utilizzando il suo Twitter per dissuadere gli onesti dal combattere la mafia.

 

Se lo desideri, sostienici con una donazione

ULTIMI ARTICOLI

RIMANI AGGIORNATO

Lascia un commento