A proposito di un fondo vittime amianto e di Fincantieri
Il 14/04/2026 è passata in silenzio l’approvazione anche in Senato dell’articolo unico del disegno di legge n. 1867, di conversione in legge, con modificazioni, del decreto-legge 19 febbraio 2026, n. 19, nel testo approvato dalla Camera dei deputati, sull’approvazione del quale il Governo ha posto la questione di fiducia (vedi allegato).
È scandaloso quanto l’attuale Governo ha deciso sulla pelle dei lavoratori ammalati e morti per essere stati esposti alle fibre di amianto.
A denunciare, questo scandalo, è stata la Fondazione Bepi Ferro di Padova insieme all’Associazione Ubaldo Spanghero di Monfalcone e alla Cgil del Veneto, unite da anni nella lotta per tutelare il diritto al risarcimento dei lavoratori esposti all’amianto e dei loro familiari.
Con la Circolare INAIL del 29 dicembre 2023, impropriamente intitolata ‘Fondo vittime amianto’, perché priva di alcuna concreta utilità per le ‘vittime dell’amianto’, si vogliono destinare, senza ancora riuscirci per i motivi più avanti descritti, una prima trance di 20 milioni di euro a beneficio di una sola società, identificabile in Fincantieri s.p.a., già condannata in sede penale e ancor più frequentemente in sede civile (con sentenze passate in giudicato) per aver causato la malattia e la morte di un impressionante numero di lavoratori esposti per motivi occupazionali alle polveri di amianto.
Leggendo attentamente le carte si svela la beffa a danno dei lavoratori!
Nella circolare INAIL si parla di un fondo cui “possono accedere anche le stesse società partecipate pubbliche”.
Nel Decreto interministeriale del 5 dicembre 2023, firmato dalla ministra del Lavoro e delle Politiche Sociali, Marina Elvira Calderone, e dal ministro dell’Economia e delle Finanze, Giancarlo Giorgetti, si legge che “il Fondo interviene in favore dei lavoratori di società partecipate pubbliche che hanno contratto patologie asbesto-correlate durante l’attività lavorativa prestata presso i cantieri navali per i quali hanno trovato applicazione le disposizioni dell’articolo 13 della legge 27 marzo 1992, n. 257 (“Norme relative alla cessazione dell’impiego dell’amianto”), nonché, in caso di decesso, nei confronti dei loro eredi; che possono accedere al Fondo le società partecipate pubbliche dichiarate soccombenti con sentenza esecutiva o comunque parti debitrici nei verbali di conciliazione giudiziale depositati entro il 31 dicembre 2023, o nei verbali di conciliazione comunque sottoscritti in sede protetta entro il 31 dicembre 2023, aventi ad oggetto il risarcimento di danni patrimoniali e non patrimoniali, riconosciuti in favore dei lavoratori”.
All’articolo 3, comma 7, è specificato che “è precluso l’accesso al Fondo ai lavoratori o, nel caso di decesso, ai loro eredi, che hanno già percepito il risarcimento del danno, patrimoniale e non patrimoniale, da parte della società partecipata pubblica”.
Insomma, considerando che Fincantieri è perfettamente solvibile e ha sempre risarcito puntualmente tutti i lavoratori affetti da patologie asbesto correlate o, in caso di decesso, i loro familiari, “questa sembra una norma ad aziendam, trattandosi di un fondo – ha scandito con chiarezza l’avvocato Moro dell’Associazione Bepi Ferro – destinato sostanzialmente a chi ha causato le morti per amianto con responsabilità accertata dalla magistratura. Un secondo “fondo vittime amianto” – il primo (quello istituito dal governo Prodi nel 2007) era destinato veramente solo alle vittime dell’amianto – destinato a chi ha causato la malattia o la morte dei lavoratori. Il che confligge con il senso etico e potrebbe addirittura risultare come un aiuto di Stato”.
“La nostra indignazione è dovuta a tre fattori. – ci spiega senza mezzi termini la presidente dell’Associazione Bepi Ferro, Rosanna Tosato – In primo luogo, con questa previsione, si confondono le vittime con i veri colpevoli delle stragi, le aziende, di cui sono state accertate le responsabilità civili e penali delle malattie e delle morti da esposizione all’amianto. In secondo luogo, ci colpisce l’iniquità di elargire finanziamenti pubblici a una sola azienda, perfettamente solvibile, escludendo tutte le aziende che in questi anni sono fallite – e ce ne sono tante – e che per questo non hanno potuto risarcire i familiari di lavoratori morti per l’amianto. L’unico strumento per ovviare ai fallimenti e alla conseguente insolvibilità di queste aziende è il fondo vittime amianto, quello vero, quello istituito dal governo Prodi nel 2007. Quello doveva essere incrementato. In terzo luogo, è inaccettabile che il governo decida in Legge di Bilancio che i finanziamenti per questo nuovo fondo vengano sottratti al fondo sociale per la formazione e l’occupazione dei lavoratori. Toglie soldi destinati ai lavoratori per una finalità sociale con l’unico obiettivo di elargirli a un’azienda condannata più volte dalla magistratura per aver causato la morte di altri lavoratori”.
Quindi il Governo usa risorse pubbliche per coprire i risarcimenti che una grande società per azioni deve ai propri lavoratori malati di amianto. È questa, peraltro, la sostanza della denuncia che ha spinto le principali associazioni per la tutela delle vittime dell’amianto (AFEVA Casale Monferrato e Emilia-Romagna, Fondazione “Bepi Ferro” di Padova e Venezia e l’Associazione “Ubaldo Spanghero” di Trieste) a inviare un appello al Presidente della Repubblica e una segnalazione formale alla Commissione Europea (vedi allegati).
Queste stesse Associazioni hanno prospettato di organizzare una mobilitazione il prossimo 6 maggio a Roma. A queste iniziative sono invitati gli RLST e RLS così da far vivere in diretta una battaglia di giustizia e soprattutto non lasciare solo alle Associazioni il compito di far valere un diritto importante: quello che vanno risarcite le vittime e non i responsabili delle morti sul lavoro, in questo caso Fincantieri.
Marcello Potì

