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Pensano che le informazioni sullo stato di salute delle persone e delle comunità, sulle malattie e gli infortuni, sulle cause di entrambi...costituiscano una premessa indispensabile per fare prevenzione;
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Non hanno mai smesso di credere nella necessità di un sistema pubblico di prevenzione diffuso in tutto il paese, in grado di garantire il diritto alla salute e di contrastare le diseguaglianze.
Pensano che la solidarietà e la partecipazione siano ancora valori indispensabili.

Arrivederci alla prossima puntata…

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Tempo di lettura: 7 minuti

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A proposito della serie TV RAI “L’altro ispettore”

di Giulio Andrea Tozzi

 

Non aspettatevi di trovare In L’Altro Ispettore (RAI1 TV, serie in prima serata di Paola Randi, in 6 puntate [1], [2], [3], [4], [5]) il lavoro come raccontato da Elio Petri (La classe operaia va in paradiso, 1972), da Luigi Comencini (Delitto d’Amore, 1974) o più di recente da Ken Loach (Paul, Mick e gli altri, 2001; In questo mondo libero 2007; Sorry we missed you, 2019), in cui lo spettatore è a fianco dei lavoratori, per condividerne lo sguardo e le reazioni a fronte delle conflittuali e dolorose condizioni sociali che determinano i rischi subiti nel loro lavoro. Non vi troverete nemmeno le ispezioni a tutto campo dell’appassionato, irascibile e incontenibile Ispettore del lavoro francese nella Parigi del telefilm Simon le juste [6] (2003).

L’Altro Ispettore è infatti soprattutto una confortevole serie televisiva, con una narrazione che non si discosta molto dal format tradizionale di questo genere di programmi.

L’insieme vuole essere gradevole, l’ispettore simpatico, allegro e spigliato, malgrado i suoi crucci, come anche figlia e mamma, l’amico del padre e la PM, la descrizione degli ambienti di lavoro è credibile e talvolta spettacolare, come nelle cave di marmo, la città di Lucca è stupenda, lussuosa la fotografia di Daniele Ciprì.

La serie, promossa, tra gli altri, da Ministero del Lavoro e INAIL, scommette sull’identificazione dello spettatore con il giovane, colto ed educato, funzionario pubblico tornato a Lucca per dirigere l’ufficio dell’INL, dopo una brillante esperienza di indagini sul caporalato in Calabria. Simpatico e informale quanto basta (non sa guidare l’auto e gira in bicicletta), angustiato dalle normali difficoltà di un padre vedovo, se la cava con l’aiuto della sorella, della madre e del suo compagno, un amico invalido del padre deceduto. Svolge con passione e competenza il suo lavoro, è stimato dai colleghi, ma, nel contempo, è anche tormentato da un’oscura storia familiare (l’evento che ha causato la morte del padre e l’invalidità del migliore amico di questi durante il lavoro) che resta sottotraccia lungo tutte le puntate della serie, per prendere lentamente il sopravvento e svelarsi, ma solo in parte, in quelle finali.

La serie è tutto questo, ma vorrebbe essere anche un tentativo di sensibilizzare un ampio pubblico su un tema sociale drammatico, con una narrazione che intrattiene, ma che punta anche a far percepire l’INL come l’unico soggetto protagonista nelle azioni di contrasto delle morti sul lavoro, come un’Istituzione a portata di mano di chiunque, sensibile alle fragilità di chi lavora, attenta al dolore delle famiglie delle vittime.

Nel contempo, tuttavia, fa passare il luogo comune che tali azioni si debbano limitare ad indagini sui casi avvenuti di morte sul lavoro, piuttosto che, soprattutto, ad attività preventive, quindi ispezioni di vigilanza e promozione di buone pratiche di lavoro, per eliminare condizioni di lavoro irregolari e rischiose prima che ne derivino conseguenze ai lavoratori.

Apre ogni puntata un caso di morte sul lavoro, raccontato schematicamente, filtrato dal risalto della fragilità delle vittime, dal dolore di parenti e colleghi e dagli effetti sulla vita quotidiana familiare, sentimentale e professionale dell’Ispettore, nonché soprattutto dalle esigenze narrative proprie del genere poliziesco.

Il primo episodio è esplicitamente dedicato al ricordo di Luana d’Orazio[7]. Una giovanissima operaia con la passione per la danza è trascinata in una macchina tessile in cui erano stati manomessi i dispositivi di sicurezza. Segue il caso di uno straniero, lavoratore in nero che, dopo aver contattato il Sindacato, cade da un ponteggio fuori norma e viene abbandonato morente per strada davanti al Pronto Soccorso. Nella terza puntata, un anziano artigiano dei carri delle maschere per il Carnevale di Viareggio viene ucciso per il cedimento di un accessorio di sollevamento, manomesso dal socio per spaventarlo affinché cessasse l’attività. Nel quarto episodio, si racconta di un giovane, proveniente da un’altra regione, morto in una cava di marmo cadendo in una cisterna per un odioso scherzo ordito a suo danno dai compagni di lavoro, perché forestiero e per di più gay. Nel penultimo caso, una giovane dolcissima infermiera di una clinica pediatrica privata, dopo lunghi e insostenibili turni di lavoro, si addormenta al volante della propria auto, di cui aveva disabilitato, provetta pilota, alcuni dispositivi di sicurezza per guidare più liberamente, ed esce di strada nel tragitto di ritorno a casa. Infine, nel sesto episodio, due manutentori muoiono entrati in un ambiente confinato di una cooperativa vinicola di ex-detenuti. Il primo, perché indotto in errore dal rilevatore Multigas in dotazione, non sapendo che era stato manomesso dal collega per vendicarsi del datore di lavoro che lo aveva fatto finire in carcere, e il secondo, perché, accortosi troppo tardi delle conseguenze non volute del proprio gesto, era entrato anch’egli, senza adottare alcuna cautela, nello stretto passo d’uomo, per cercare inutilmente di prestare soccorso al collega.

Il telespettatore non è presente al formarsi delle dinamiche che portano alle situazioni pericolose, né condivide il vissuto dei lavoratori, le strategie difensive per facilitare i propri compiti, le capacità di organizzarsi e di reagire per affermare, talvolta anche ruvidamente, i propri diritti, a fronte di rischiose e conflittuali condizioni di lavoro.

In almeno metà dei casi riportati, si tratta inoltre di morti sul lavoro causate da omicidi preterintenzionali o addirittura dolosi, ascrivibili ad azioni criminose di colleghi o soci delle vittime, piuttosto che a violazioni colpose delle norme di sicurezza di chi ricopriva posizioni di garanzia nelle relative aziende.

Sarebbe stato certamente possibile, inoltre, individuare sei o più casi di infortunio (gli infortuni mortali non sono necessariamente rappresentativi delle cause del fenomeno) in cui le responsabilità causali fossero state ascrivibili a soggetti precisi, con ben definite colpe in materia antinfortunistica.

Nel contesto della serie, invece, la scarsa reattività del sindacato non coglie la drammaticità della segnalazione del migrante e l’imprudente eccesso di confidenza dell’infermiera sulle proprie capacità di guida, rischia di offuscare l’orribile direttore della Clinica che nasconde i dati e istiga a mentire la collega di lavoro della ragazza sul defatigante regime di orari imposto nei reparti.

Si è quindi scelto altrimenti, forse per diversificare la casistica degli eventi e così vivacizzare la narrazione, facendo però così apparire in una luce sgradevole, contradittoria rispetto alle finalità esplicitamente dichiarate della serie, il ruolo del sindacato e la quasi generalità dei lavoratori, come pericolosi bruti inconsapevoli, vendicativi o razzisti, o, nel migliore dei casi, giovani inesperti, imprudenti o ricattabili, timorosi di difendere i propri diritti.

Data questa distorta impostazione della percezione delle condizioni di lavoro, non stupiscono le semplificazioni della realtà che affiorano lungo tutte e sei le puntate.

Stride infatti l’approssimativa descrizione delle complesse fasi delle indagini, il mancato sequestro immediato di macchine, cantieri e impianti, la non acquisizione di documenti e testimonianze nell’immediatezza del fatto, la comunicazione esplicita di evidenze e informazioni acquisite nei sopralluoghi ai potenziali responsabili e, soprattutto, stupisce che, nei casi colposi, non vengano indicate le misure di prevenzione prescritte per evitare il ripetersi di analoghi eventi in futuro.

Colpisce anche l’imprecisa identificazione dei ruoli, il Direttore dei lavori al posto del Direttore tecnico o del Capocantiere, il Responsabile della sicurezza invece del Coordinatore per la sicurezza e l’assenza di interlocutori aziendali abituali come Preposti, RSPP, avvocati, fabbricanti di attrezzature e prodotti, delegati sindacali e RLS, per non dire di altri soggetti istituzionali previdenziali ed assicurativi, e soprattutto delle ASL che, quotidianamente, pur senza una paragonabile visibilità mediatica, svolgono, talvolta anche con la collaborazione dell’INL e altri, attività di prevenzione per la salute e la sicurezza sul lavoro e inchieste per infortunio e malattie professionali nel nostro Paese e, tra l’altro, con particolare competenza, proprio in Toscana.

Predominano quindi sempre di più, via via che ci si inoltra nella serie, i canoni narrativi del poliziesco più accattivante e talvolta quelli della commedia sentimentale, piuttosto che, ma sarebbe stato ben più complesso e dirompente, un racconto capace di ricavare elementi appassionanti da un’analisi dei conflitti, delle emozioni e delle complessità relazionali nelle ispezioni, dalla descrizione della varietà di competenze tecnico/scientifiche necessarie per trovare soluzioni tecniche e migliorare le condizioni di salute e sicurezza dei lavoratori e dagli sforzi che si compiono per compensare la scarsità di risorse disponibili.

Nello sforzo di semplificazione per avvicinare maggiormente allo spettatore il protagonista, gli si costruisce su misura un’attività da svolgere, da solo, individualmente, pur se con l’aiuto di due un po’ svagati, ma efficienti, collaboratori subordinati, il carabiniere e l’archivista. Gli si fa affrontare un caso alla volta, anziché agire su più fronti contemporaneamente, come invece in genere avviene. Eppure, nelle indagini e negli interventi di prevenzione è decisivo il confronto critico, lo scambio paritario con i colleghi, per approfittare delle diversificate esperienze di un collettivo multidisciplinare. Inoltre, non compaiono mai gerarchie istituzionali, organigrammi e carriere, con i consueti intralci, limiti e tensioni, sorvolando così sui conflitti che possono sorgere per ottenerne il supporto e l’appoggio quando si toccano interessi rilevanti, o quando si vorrebbe influire sull’azione legislativa per rendere più corretto ed efficace il quadro di riferimento.

Le convenzioni narrative di genere, piuttosto che richiamare dettagli, ruvidezze e asperità reali, hanno optato per un’irrituale familiarità con la PM, ex compagna di scuola, che sfocia in un’appassionata storia d’amore. Quindi, per indagare sugli orari della clinica privata o per un’esigenza personale, sia pure per la ricostruzione delle circostanze della morte del padre, si fa passare anche un ricorso dell’Ispettore alla sorella hacker per raccogliere informazioni o la richiesta inoltrata, tramite la PM, ad altre articolazioni investigative per indagare informalmente sulle imprese dove aveva operato il genitore.

Progressivamente, le convenzioni narrative prendono, infatti, sempre più il sopravvento sulle dichiarate intenzioni di denuncia sociale e di promozione istituzionale.

Le irrealistiche mosse del protagonista e le sue personali angosce sono alimentate per instillare sempre maggior inquietudine nello spettatore e quindi fidelizzarlo all’approssimarsi della conclusione di questa prima serie.

In un crescendo di azioni avventate del protagonista, cresce infatti la tensione nel vederlo chiedere ingenuamente aiuto anche alla bellissima, seduttiva, ma infida, ex compagna di scuola, titolare dell’impresa edile presso cui lavorava il padre. Aumenta poi ancora quando scopre che questa, per proteggere torbidi segreti aziendali, aveva fatto filtrare, con la complicità di un malavitoso, una serie di false comunicazioni a un PM della stessa Procura. Con sgomento vede che questi, forse anche geloso della relazione sentimentale della collega, la trascina addirittura a sospettare che il suo ignaro Ispettore sia stato corrotto.

Così, in un crescendo al limite del grottesco, il protagonista è addirittura messo agli arresti dalla sua amata PM, nel cimitero, proprio davanti alla tomba del padre, quando l’amico fraterno di quest’ultimo stava forse per svelargli i torbidi trascorsi che ne avevano determinato la morte in cantiere.

La narrazione di L’Altro Ispettore non si discosta da abituali semplificate rappresentazioni, anch’esse più o meno velatamente promozionali, di figure istituzionali che, in altri noti telefilm peraltro amati dal pubblico, operano in contesti sociali drammatici, in cui consulenti ipovedenti, magistrate sbarazzine, parroci atletici, poliziotti o vigili del fuoco particolarmente motivati risolvono in un baleno disastri o crimini efferati.

È inevitabile restare delusi per la mistificazione dei drammi del lavoro e delle possibili strategie per far fronte al quotidiano stillicidio di infortuni, se i risvolti più conflittuali vengono omessi.

Particolarmente paradossale, tra l’altro, oggi, quando proprio in questi giorni un’importante vertenza è stata aperta dai sindacati FP CGIL, UILPA e USB PI dell’INL, ripresa anche alla Camera dall’on. Chiara Gribaudo il 28/11/25 con un’interrogazione a risposta scritta[8] al Ministro del Lavoro, per denunciare l’isolamento dell’INL, la mancata unificazione con INPS e INAIL, le carenze di personale, di risorse e di visioni unificanti, criticità simili a quelle degli uffici per la prevenzione delle ASL nel Servizio Sanitario Nazionale segnalate da SNOP [9], a fronte di una ventilata intenzione di scioglimento dell’Istituito e del ritorno dell’attività  all’interno e sotto il diretto controllo del Ministero del Lavoro[10], [11], [12], [13].

L’equilibrio tra finzione e informazione, tra il divertire e allo stesso tempo informare e sensibilizzare su temi sociali drammatici il telespettatore, è un’arte difficile che bisogna comunque continuare a percorrere, forse anche con nuove serie televisive.

Tuttavia, per collaborare con i diversi soggetti ogni giorno sul campo per migliorare concretamente le condizioni di lavoro, dovranno essere superati con maggior finezza narrativa e coraggio innovativo i condizionamenti e le pigrizie che promuovono solo confortevoli tesi riduttive, se non addirittura stigmatizzanti per chi vive in realtà sociali difficili.

Genova, 14/12/2025

 

 

[1]https://www.ilfattoquotidiano.it/2025/12/03/oltre-la-fiction-laltro-ispettore-visto-dagli-ispettori-del-lavoro-il-governo-patrocina-la-serie-rai-ma-vuole-chiudere-lispettorato/

[2] https://www.famigliacristiana.it/attualita/italia/laltro-ispettore-e-un-racconto-fedele-alla-realta-il-fact-checking-di-bruno-giordano-j0c0efm0

[3] https://centraltv.fr/laltro-ispettore-acteurs-episodes-et-enjeux-de-la-securite-au-travail/

[4] https://www.libero.it/magazine/news/l-altro-ispettore-la-fiction-successo-strana-scelta-rai-scatena-polemiche-social-quanto-ti-odio-183647

[5] https://www.illibraio.it/news/serie-tv/laltro-ispettore-1483158/

[6] Simon le juste, telefilm francese di Gérard Mordillat (2003),  https://www.youtube.com/watch?v=oXS5GPGvT_o

[7] https://www.ansa.it/toscana/notizie/2021/05/03/incidente-sul-lavoro-in-azienda-tessile-muore-una-22enne_9403d820-e8d6-4188-9dac-e6ea51feb558.html

[8] https://aic.camera.it/aic/scheda.html?core=aic&numero=4/06472&ramo=CAMERA&leg=19

[9] https://snop.it/la-protesta-degli-ispettori-del-lavoro-inl/

[10] https://infoalternative.it/italia/lispettorato-nazionale-del-lavoro-inl-nel-ministero-del-lavoro-dopo-la-legge-di-bilancio/?brid=YmvudJEbNIgF8dnoCKnC9Q

[11]https://www.ildiariodellavoro.it/le-mani-del-ministero-del-lavoro-sullispettorato-nazionale-del-lavoro-rischio-smantellamento-da-gennaio-2026/?brid=xxCM3BuibpWEWCTWCd3RjA&sfnsn=scwspmo

[12] https://www.ildiariodellavoro.it/cappellini-fp-cgil-serve-una-moderna-tutela-del-lavoro-linl-rischia-di-perdere-competenze-e-di-non-proteggere-i-lavoratori-del-futuro/

[13] https://www.articolo21.org/2025/12/il-caso-ispettorato-nazionale-del-lavoro-la-priorita-dei-vertici-dellente-e-la-gestione-del-potere/?sfnsn=scwspwa

 

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Una risposta

  1. Completamente d’accordo. Segnalo solo che al mio disappunto, condiviso con i miei ex colleghi e amici, la sig.ra Maria, in questo caso mia moglie, mi dice “però almeno si porta sullo schermo la questione delle morti sul lavoro”.
    Buone feste a tutti*

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